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Coronavirus, Siena e Vismederi in prima linea. Montomoli: "Il vaccino? Ne arriveranno altri, anche quelli che studiamo noi"

Carlo Pellegrino
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C’è Vismederi, c’è la squadra del professor Emanuele Montomoli dietro la ricerca dell’Istituto tumori di Milano e dell’Università di Siena. Un’indagine che potrebbe rivoluzionare l’approccio al Coronavirus: 12 persone, tra le 959 persone sottoposte allo screening, avevano sviluppato infatti gli anticorpi per il Sars-CoV-2 già nel mese di settembre. “Aspetterei, però, prima di dire con certezza che il virus circolava già alla fine dell’estate in Italia – riflette Montomoli – nella scienza c’è bisogno di un campione numericamente più rilevante di quello che abbiamo studiato noi”.

Montomoli, professore ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo all’Università di Siena, ha fatto con lo studio Smile, quello portato avanti dall’istituto lombardo, ciò che sta facendo adesso con i candidati al vaccino per il Covid: ovvero cercare nel sangue che arriva nei laboratori di Vismederi gli anticorpi per il Coronavirus. “Il Sars-CoV-2 è un virus respiratorio – ricorda l’ex Mangia d’Oro – nel sangue non possiamo trovarlo, per questo andiamo a cercare gli anticorpi, ovvero la risposta immunitaria del soggetto entrato in contatto con il virus. Questo viene fatto seguendo metodi validati, altamente sensibili e affidabili. Quindi non ci sono dubbi che a metà settembre ci fossero dei soggetti che avevano sviluppato questi anticorpi”.

Perché, allora, non è sicuro che queste persone siano state contagiate proprio dal Coronavirus?  “Perché – risponde il professore – manca la certezza che gli anticorpi non siano stati prodotti in reazione a qualche altro agente. Possiamo escludere una crossreazione con un virus influenzale, ma non possiamo ad oggi escludere che altre patologie, come particolari tumori al polmone, inducano nel sistema immunitario questo tipo di produzione di anticorpi. Ecco perché è necessario estendere la ricerca a più soggetti e a più parametri”. Il fatto che al momento non ci sia la “smoking gun”, la prova che stabilisca la presenza del virus già a settembre oltre ogni ragionevole dubbio, non sminuisce l’importanza di questa ricerca. “Assolutamente no – precisa Montomoli – anzi direi che la ricerca rende molto probabile arrivare a questo risultato. Perché, oltretutto, va incrociata con tre aspetti importanti. Intanto perché numerose polmoniti atipiche nell’autunno 2019 fanno pensare che il virus già fosse in circolazione. Poi perché per produrre un numero clinicamente evidente di casi c’è bisogno di tempo: per arrivare a 10.000 casi partendo da un unico contagio ci vogliono mesi; oggi, senza le limitazioni in vigore, a Siena basterebbero pochi giorni. Infine, l’aspetto più importante che purtroppo nessuno dice: a differenza dei Sars Coronavirus stagionali, Sars-CoV-2 non ama l’inverno. Un Coronavirus classico ha il suo habitat in un ospite a 37 gradi e in una temperatura esterna di 4. Sars-CoV-2 vive bene in un ospite a 37 gradi ma in un ambiente esterno a 20 gradi. Quindi sicuramente preferisce la primavera e l’autunno, ecco perché è esploso a marzo”. Questo significa che l’inverno sarà meno drammatico di ciò che è temuto? “Purtroppo,  rispetto allo scorso anno – spiega Montomoli – la diffusione è molto più capillare, ci aspettano mesi difficili”.

Da studio a studio, il passo è breve. Vismederi è uno dei cinque centri in tutto il mondo chiamati a validare i vaccini contro il Covid finanziati da Cepi, la fondazione di Bill Gates, ovvero larghissima parte di quelli prodotti nel mondo occidentale. Prima Pfizer, poi Moderna: la lotta alla pandemia sembra essere a una svolta e Montomoli lo aveva previsto. “Ribadisco che i vaccini saranno più di uno – conferma lo scienziato – Moderna ha risposto a Pfizer e questa è sicuramente una buona notizia. Credo proprio che a dicembre arriverà una casa farmaceutica che avrà registrato un suo vaccino. Poi passerà un periodo di almeno tre mesi affinché l’Italia si metta nella condizione di distribuire dosi nel paese. A marzo potremmo averlo per i lavoratori più esposti e per i soggetti a rischio, se tutto andrà bene una vaccinazione di massa è prevedibile in estate”.

Anche altre case farmaceutiche sono vicine a un risultato importante: “Noi seguiamo gli studi clinici di 12 aziende, altrettanto importanti – spiega Montomoli – e anche i loro risultati sono assai incoraggianti. Tutti avranno mercato vista la grande domanda che potrà essere quindi soddisfatta”. Nell’attesa la lotta continua, con Siena in zona rossa. Era necessario? “I dati dicono di sì – conclude il fondatore di Vismederi – ma poteva essere presa prima, visto che si è arrivati comunque a questo. Mi sorprende il continuo cambio di colori: qualsiasi epidemiologo sa che serve tempo per dare modo alle misure di produrre dei risultati. Ricordate il lockdown? La curva iniziò ad abbassarsi dopo tre settimane. Mi viene da dire che tutte queste decisioni sono frutto di una grande insicurezza. Come sta Siena? Direi che è nella terra di mezzo. Sicuramente non possiamo lamentarci troppo, viste altre realtà, ma è fondamentale rispettare le regole”.