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Coronavirus, Giovannini sul caso dell'infermiera positiva: "Controlli estesi, ma restano tutti al lavoro"

Susanna Guarino
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“Dopo l’accertamento della positività di una infermiera al Covid, tutto il personale del pronto soccorso è stato sottoposto a test ed adesso è in sorveglianza attiva. Tutti gli operatori sono comunque al lavoro, con tutti i dispositivi medici adeguati alla prevenzione del rischio”.

Valtere Giovannini, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Siena, non ha timori per quelli che saranno i risultati dei test. “Sono una ventina gli operatori già sottoposti ad analisi - spiega - che hanno effettuato il tampone e che lo ripeteranno tra una settimana. Stanno tutti bene anche se attendiamo il responso del test. L’infermiera era rientrata al lavoro il giorno stesso che ha accusato i sintomi e li ha immediatamente segnalati”.

“L’uso attento e puntuale dei presidi - prosegue - è un aspetto sul quale abbiamo puntato fin dall’inizio della pandemia e che ci ha permesso di avere un tasso di appena l’1,5% di positività in occasione del primo test predisposto sul personale, in piena pandemia. Eppure abbiamo avuto un gran numero di personale che ha operato nella bolla Covid dove sono state ricoverate anche 80 persone. I sistemi di protezione, per i sanitari e per i pazienti, si sono dimostrati l’arma più utile”.

“Nel nostro pronto soccorso - prosegue Giovannini - tutti indossano mascherine e guanti. Anche i pazienti. Questo ci permette di operare in tranquillità. I sanitari che sono entrati in contatto con l’infermiera risultata positiva in effetti avevano minore rischio di restare contagiati di quanto ne corrano fuori dall’ambiente ospedaliero”.

Un ambiente che è stato costantemente monitorato. “Il primo test - spiega il dg - lo abbiamo effettuato in piena pandemia, con il richiamo previsto dopo quindici giorni. Come ho detto la positività riscontrata è stata dell’1,5%. Questo primo screening serviva a capire la tenuta dell’ospedale nella fase più critica e le Scotte hanno avuto una tenuta eccellente. Il secondo screening è stato effettuato a fine luglio, anche in questo caso con richiamo dopo quindici giorni. Ed anche in questo caso abbiamo verificato che non esistevano fattori di rischio per la struttura. Da considerare che il secondo test è stato effettuato con il personale che aveva ripreso una vita sociale all’esterno, con misure di prevenzione minori rispetto al passato. Ma quelle misure noi non le abbiamo mai diminuite all’interno dell’ospedale”.

Per quanto riguarda il personale sottoposto a sorveglianza attiva, Giovannini spiega: “Si tratta di professionisti che sanno come proteggere e proteggersi. Se dovessimo mettere in quarantena tutti coloro che sono entrati in contatto con un caso positivo, visto che peraltro lavoriamo proprio con malati, dovremmo chiudere l’ospedale. I nostri operatori sanno che devono segnalare qualsiasi minimo sintomo, che, proprio per il lavoro che fanno, sanno benissimo individuare. E, da sempre, con qualche linea di febbre, si sta a casa”.

L’Azienda ospedaliera promuove comunque una campagna di sensibilizzazione tra i suoi professionisti per effettuare accertamenti al rientro dal periodo di ferie estive: tutti coloro che, rientrando, ritengono di avere avuto un rischio potenziale di esposizione al contagio, possono a rivolgersi alla Uosa Medicina Preventiva e Sorveglianza Sanitaria, che rimane a disposizione per tutti gli accertamenti del caso. Rimane, per tutti i professionisti dell'Aou Senese, l’obbligo dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per tutto l’orario di servizio, anche nelle relazioni interpersonali.