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Siena Jazz, seminari per forza o per amore

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L’emergenza per il Covid-19 sembrava una mannaia per tante attività culturali, a cominciare da quelle legate alla musica dal vivo. Siena Jazz, però, non ha alzato bandiera bianca: ha solo posticipato le date, ma i suoi seminari storici, giunti alla 50esima edizione, non salteranno l’appuntamento con il 2020. Anzi, si stanno sviluppando sotto ottimi auspici. Dal 6 al 20 settembre, il Comune ha deciso di concedere gratuitamente il Teatro dei Rozzi per l'organizzazione di prove e lezioni orchestrali, a fronte del solo rimborso delle spese per i servizi e la vigilanza.

 

 

 

Insomma, ha tutti i motivi per essere soddisfatto il direttore artistico e didattico Franco Caroni: “E' il nostro modo di rispondere al Coronavirus e di lanciargli una sfida. Questi seminari li abbiamo voluti «per forza o per amore», come si dice qui. Stiamo progettando il tutto nella massima sicurezza. Per quanto riguarda i docenti che abbiamo selezionato, siamo riusciti a mantenere il consueto alto livello internazionale, nonostante le difficoltà incontrate nella scelta per colpa dell’emergenza mondiale. Gli autentici mostri sacri che hanno accettato l’invito, però, rappresenteranno un’esperienza concertistica inedita, tanto che anche in noi c’è una grande curiosità di vedere le esibizioni di formazioni sperimentali appositamente ed esclusivamente organizzate per questa edizione”.

 

 

Leggendo la virtuale sala professori, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si potrebbe partire da Ferenc Nemeth, genio della batteria a livello mondiale, oppure da Joe Sanders, giovane rivelazione del contrabbasso. O ancora, Lionel Loueke, chitarrista sopraffino che Herbie Hancock ama spesso portare in tour con sé, e il sassofonista Seamus Blake, la cui lista di appassionati non ha confini geografici.