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Operazione Gold: tre persone indagate, prestavano denaro con tassi fra il 25 ed il 912%

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I Carabinieri della Compagnia di Montepulciano, nell’ambito di un’attività investigativa condotta sinergicamente con la locale Tenenza della Guardia di Finanza, coordinati dalla dottoressa Serena Menicucci e dal dottor Niccolò Ludovici, della Procura della Repubblica di Siena, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare - emessa dal GIP presso il Tribunale di Siena - che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di 2 persone e l’obbligo di dimora per una terza, indagati per “usura” ed “estorsione”. È stato contestualmente disposto ed eseguito un sequestro preventivo di beni potenzialmente derivanti da attività delittuosa fino a concorrenza di 700.000 euro. 

 

Le indagini - relative all'operazione Gold - hanno consentito di individuare flussi di denaro verso piccoli imprenditori, commercianti e privati residenti nelle province di Siena e Arezzo, ad opera dei soggetti destinatari della misura, i quali applicavano ai prestiti concessi interessi usurari, calcolati – attraverso consulenze tecniche disposte dalla Procura - fra il 25 ed il 912% dello stesso prestito. Specifici accertamenti condotti dalla Tenenza della GdF di Montepulciano hanno portato a individuare una ditta riconducibile a uno degli indagati. Contestualmente, sono state effettuate verifiche ad aziende operanti nella valdichiana senese, i cui titolari erano i principali soggetti usurati. A seguito dell’attività ispettiva, è stato svelato un considerevole flusso di fatture per operazioni - rivelatesi inesistenti - emesse dagli usurai nei confronti degli usurati al solo fine di celare la natura dei pagamenti tra le parti mascherando con l’evasione fiscale un giro di usura che in quelle zone andava avanti sin dal 2004. L’emissione delle fatture serviva da un lato a giustificare gli importi che periodicamente transitavano sui conti correnti degli indagati e allo stesso tempo a fare in modo che gli usurati potessero motivare anch’essi l’effettuazione di bonifici o l’emissione di assegni attraverso la ricezione di tali fatture. Gli usurati poi, dichiarando fiscalmente tali costi fittizi ed usufruendo di un illegittimo risparmio di imposte (ai fini dell’imposta sui redditi, nonché dell’IVA), riuscivano a rientrare di parte degli importi dati in prestito e richiesti con tassi usurari. Le vittime venivano talvolta anche intimidite e minacciate ai fini del pagamento dei prestiti concessi. È stato calcolato un giro d’affari tra il 2004 ed il 2019 pari a 1.700.000 euro dei quali circa 700.000 di interessi. E’ stato inoltre accertato che gli usurai che, nel tempo, hanno utilizzato almeno 5 società loro riconducibili, nulla hanno mai versato all’Erario.  L’indagine inizia a novembre 2017 con l’arresto di due persone per “detenzione abusiva di due pistole con matricola abrasa” e “detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”. In quella circostanza vengono sequestrate, oltre alle armi, anche 1,3 kg di oro fuso, 21 monete d’oro, gioielli tra i quali un anello da 20.000 euro e denaro contante per circa 45.000 euro. In una successiva perquisizione risalente al novembre 2018 vengono sequestrati inoltre numerosi assegni, piccole lastre in oro per 200 grammi, 5.000 euro e monili vari. Inoltre è stato sequestrato anche un “ComprOro” con sede in Sinalunga, riconducibile al sodalizio criminale, da poco operante sul territorio, verosimilmente con la finalità di far proseguire a soggetti nuovi l’illecito affare oltre che denaro, buoni fruttiferi, monili d’oro, gioielli e oro.