Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Alex Zanardi, la procura stringe sulle indagini: saranno nominati due consulenti

Claudio Coli
  • a
  • a
  • a

La Procura di Siena vuole chiudere il cerchio intorno all'indagine sulle cause dell'incidente nel quale è rimasto gravemente ferito Alex Zanardi, a Pienza, sulla Strada provinciale 146. Gli inquirenti sono pronti a nominare due consulenti, un ingegnere e un informatico, per condurre delle perizie che avranno il compito di mettere nero su bianco sulla dinamica del tremendo sinistro che ha visto l'ex pilota di Formula 1 scontrarsi con l'autocarro guidato dal 44enne Marco Ciacci, indagato con l'ipotesi di accusa di lesioni gravi o gravissime da incidente stradale.

Due gli incarichi peritali che saranno affidati dai magistrati senesi. L'ingegnere si occuperà di esaminare la handbike H5 di Zanardi, per valutare se la perdita di controllo del mezzo è stata dovuta a un guasto tecnico, nella fattispecie il cedimento di una ruota. Circostanza riferita da più di un testimone, ma che dovrà essere attentamente verificata. Parallelamente un informatico avrà il compito di accertare il grado di velocità con cui viaggiava Zanardi, attraverso l'analisi del ciclo-computer – posto sotto sequestro - della bici di Marcello Bortolozzi, 66enne architetto di Sinalunga testimone oculare dell'incidente, in quel momento dietro a Zanardi nella staffetta, e primo a soccorrerlo. Il file, prelevato dai carabinieri, può ricostruire l'ora esatta dell'incidente, il dislivello compiuto dalle biciclette e la frequenza di pedalata, in modo da dare riscontro sull'andatura dell'handbike.

Dunque, errore umano o guasto tecnico? L'esame incrociato dei due aspetti dovrebbe sciogliere il nodo principale di questa delicata inchiesta, che per ora ha potuto attestare come dietro al dramma non ci sia stata una distrazione legata all'utilizzo di telefoni cellulari in prossimità della curva dove è avvenuto lo schianto. C'è chi però chiede approfondimenti anche sulle condizioni della strada teatro del tragico impatto. Come l'Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus (Aifvs), che per bocca del suo presidente Alberto Pallotti pensa che la carreggiata non godesse di piena salute, e si dice pronta a costituirsi parte civile nel processo. “Perché nessuno parla della condizione del manto stradale? - si chiede - La nostra domanda è inevitabile, soprattutto a fronte delle migliaia di riprese e foto testimonianti la precarietà. Intendiamo accendere questo riflettore poiché riteniamo possa essere una reale concausa dell’accaduto. Le ruote di piccola dimensione dell’handbike di Zanardi potrebbero essere incappate nel dissesto dell’asfalto, causando lo sbalzamento del velocipede. Siamo pronti a incaricare un perito convenzionato con noi per capire bene quale sia stato il ruolo ricoperto dal manto stradale nel dramma”.

L'altro fronte riguarda l'intricato caso dei permessi della staffetta, e della sua particolare configurazione a metà tra una scampagnata tra amici e un “evento sportivo” considerevole di attenzione vista la presenza di un personaggio noto come il campione paralimpico bolognese. Per capire le modalità organizzative di “Obiettivo Tricolore”, la Procura ha ascoltato finora quasi una decina di persone, tra assessori, vigili urbani, comandanti della Municipale e altre persone informate dei fatti. In programma – non sono fissate per adesso date certe - c'è anche di ascoltare la moglie di Zanardi, Daniela Manni, che faceva parte della carovana. E’ certo che nessuna comunicazione ufficiale è stata inviata alla questura di Siena per segnalare l'evento, anche se per una sorta di “atto di cortesia”, dietro alla truppa c'era un mezzo della Municipale a fare da scorta. Se gli inquirenti dovessero ravvisare evidenti falle in termini di gestione del traffico e di sicurezza da parte delle autorità preposte, il registro degli indagati potrebbe presto arricchirsi di nuovi iscritti.