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Alex Zanardi, la stima di Matteo Betti: "Persona speciale, faro per tutti gli atleti paralimpici"

Foto Bizzi sito Fis

Filippo Tecce
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Ammirazione e riconoscenza. Matteo Betti, 35 anni, schermidore di Siena con tre paralimpiadi alle spalle, pesa ogni singola parola quando parla di Alex Zanardi. “Sono giorni di attesa e grande trepidazione”. Lo sono per tutti. Betti considera Zanardi un riferimento, il faro che ha permesso di accendere la luce sullo sport paralimpico: Matteo si fa portavoce di un senso di gratitudine certamente forte e diffuso. 

Betti, cosa ha pensato quando ha letto la notizia dell’incidente ad Alex Zanardi?

“Ai momenti che ho condiviso con lui, che non sono stati moltissimi ma sufficienti a capire che persona sia davvero”.

Ce lo spieghi. 

“Ricordo le Paralimpiadi di Londra nel 2012 e quelle del 2016 a Rio. Durante le pause in allenamento. Ecco, questo è stato più che sufficiente: una persona semplice ed autorevole”.

Di grande umanità...

“E’ quello che si vede in televisione e si legge sui giornali. La sua immagine pubblica è la stessa che ho potuto apprezzare io. Alex è speciale”. 

Dove ha conosciuto Alex Zanardi?

“A Londra, al villaggio paralimpico, tra un momento di riposo e l’altro. Poi siamo diventati ambasciatori paralimpici: capitava di incontrarci per le occasioni ufficiali”. 

Cosa l’ha colpita di quest’uomo?

“Zanardi è una star per il mondo paralimpico, un faro per tutti noi. Una persona semplice, alla mano, disponibile. I nostri successi sono un mezzo per un fine più grande: Zanardi ha sempre incarnato questa filosofia, che è quella del Comitato Paralimpico, e lo stava facendo anche con Obiettivo 3”. 

Come raccontava, vi siete incontrati ai Giochi Paralimpici di Londra. Avete entrambi ottenuto una medaglia nella stessa giornata: lei il bronzo nella spada individuale mentre Zanardi l’oro nella handbike H4. Fu il 5 settembre 2012.

"Ho un ottimo ricordo di quella Olimpiade. Alex in seguito avrebbe vinto anche altre medaglie. Lui è un campione nella handbike, ha dedicato la sua seconda vita sportiva a questa disciplina diventando il migliore”.

Oltre che un’icona per il mondo Paralimpico, crede che Zanardi sia stato in questo senso un precursore grazie alla sua storia?

“Non credo che esperienze come la sua siano uniche solo per l’incidente che ha avuto. Grazie a quel che Alex era prima si è acceso un grande riflettore sullo sport Paralimpico. Tutti noi gli siamo debitori perchè ci ha dato la possibilità di raccontarci”.

Zanardi, indirettamente, ha dato voce a molti?

“Ci ha permesso di raccontare le nostre esperienze. Magari c’è una persona con disabilità che inizia a fare sport perchè ha visto me e ce ne sono mille che cominciano perchè hanno visto Alex. Ed anche in qu ell’uno che ha iniziato perchè mi ha visto c’è Zanardi. E’ un suo grande merito”. 

C’è una sua frase, molto conosciuta: “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”. E’ una filosofia di vita per chi ha disabilità?

“Guardi ciò che hai e non quel che manca, per me è un concetto chiaro. Zanardi riesce a trasmetterlo con convinzione e positività”. 

Un pensiero che si sente di dedicargli?

“Tifiamo per te Alex, tutta la famiglia paralimpica ti è vicino”.