Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, il sindaco Bettollini: “Vi racconto i giorni della grande paura. Ho pensato alla zona rossa”

Giuseppe Silvestri
  • a
  • a
  • a

La mascherina non riesce a nascondere il sorriso di Juri Bettollini, sindaco di Chiusi, in provincia di Siena. I suoi occhi brillano. I giorni della grande paura sono passati. Certo, la guardia resta alta e le precauzioni fioccano, ma il timore di vedere la sua città drammaticamente trasformata in zona rossa, per fortuna è un lontano e maledetto ricordo.

“Nessuno è più in quarantena e non ci sono stati altri casi positivi. I cittadini sono stati bravissimi, rigorosi e attenti. Devo ringraziarli tutti, così come coloro che, a vario titolo, in questi mesi si sono messi a disposizione della comunità”.

Sindaco, quale è il bilancio della pandemia?

“Complessivamente abbiamo contato 43 casi. Le guarigioni sono state 41. Purtroppo due anziane non ce l’hanno fatta. Una 88enne di Chiusi Scalo e una 81enne di Montallese. Il dolore resta forte e sarà impossibile dimenticare. Approfitto per fare nuovamente le condoglianze alle famiglie”.

Chiusi è tra i comuni colpiti più duramente. Il virus si è diffuso presto e velocemente.

“Il Covid 19 è arrivato come un lampo. Dal primo caso al 43esimo è passato poco più di un mese. Abbiamo anticipato il governo con le misure restrittive, ma il Coronavirus sembrava non risentirne. Abbiamo fatto un gioco di squadra importante: medici, Regione, Prefettura. Un sistema che ha lavorato con un unico obiettivo: contenere il Covid. Abbiamo inoltre cercato di garantire i servizi e deciso di aggiornare sempre, con puntualità e sincerità la popolazione. Con le dirette social abbiamo ogni giorno spiegato cosa stava accadendo e come ci stavamo difendendo dalla maledetta pandemia. Ci è sembrato giusto tenere puntualmente al corrente di qualsiasi aspetto le persone a cui stavamo chiedendo di non mettere più il naso fuori dalla propria abitazione e quindi di cambiare totalmente la loro vita. I social li abbiamo utilizzati anche per brevi intrattenimenti, per far sentire la comunità meno sola. L’ultimo contagio è del 6 aprile. Evidentemente il nostro lavoro è servito”.

C’è stato un momento in cui ha temuto il peggio? In cui ha avuto paura?

“Sì, alla fine del mese di marzo. Continuavamo a registrare casi positivi e al di fuori delle famiglie coinvolte. Ho temuto che tutto ci stesse sfuggendo di mano. Un giorno, impaurito, ho chiamato più volte il prefetto Gradone, purtroppo era impegnatissimo. Mi ha richiamato lui alle 23.30. Quando ha sentito che lo stavo cercando per chiedere che Chiusi diventasse zona rossa e venissero impediti tutti i movimenti in entrata e uscita dalla città, ha avuto parole molto incoraggianti e rassicuranti. Come istituzione mi ha spiegato che stavano monitorando i nostri numeri e non c’era la gravità estrema per dichiarare l’area zona rossa, rinviando a una ulteriore analisi nei giorni successivi. Ma mi ha parlato anche come amico, incoraggiandomi a non mollare e andare avanti. In quel momento ho sentito forte la presenza dello Stato. Aveva ragione lui. Quella telefonata è stata determinante, avremmo pagato a caro prezzo l’istituzione della zona rossa: era una misura eccessiva, anche se i miei timori e quelli della popolazione erano comprensibili e giustificati”.

Ha più volte sottolineato che i cittadini sono stati diligenti, che hanno capito.

“Sono stati bravissimi, non bravi: di più. Bravissimi. Nelle difficoltà solitamente non siamo sempre tutti capaci e pronti, ma stavolta è scattato un incredibile spirito di comunità. La popolazione si è unita e ha combattuto insieme”.

E l’opposizione?

“Non ci sono state battaglie politiche, né contestazioni, ci siamo presi per mano e siamo usciti tutti insieme dall’emergenza. Devo dire che l’opposizione è stata molto disponibile. Ha compreso il momento, consentito l’approvazione di un bilancio particolare, collaborato. E’ stata presente”.

Si è capito per quale motivo il Coronavirus ha deciso di prendersela proprio con Chiusi?

“Un nostro concittadino si è recato in Emilia Romagna per lavoro, ha avuto contatti con un soggetto positivo e quando è tornato a Chiusi è iniziata la diffusione del virus. Non siamo stati fortunati. Ma poteva andare peggio. A Sarteano, ad esempio, il Covid si è infilato nella Rsa. Una questione di fatalità perché in quel momento un operatore sanitario positivo poteva capitare ovunque. Chiusi tra l’altro è una città che storicamente si muove molto per lavoro. Gli imprenditori vanno e vengono, i cittadini che hanno la loro occupazione altrove sono numerosi. Forse eravamo anche a rischio più di altri centri”.

Che cosa ha fatto l’amministrazione per cercare di aiutare la comunità?

“A parte la frenetica attività nei giorni dell’emergenza, abbiamo eliminato la tassa di occupazione del suolo pubblico fino al 31 dicembre e non solo alle attività di somministrazione cibo e bevande. Cancellata anche la tassa di soggiorno, mentre i parcheggi blu sono diventati a disco orario. Solo queste operazioni costano 75mila euro. Poi abbiamo spostato la scadenza dell’acconto Tari, ridotto al 25%: c’è tempo sino al 31 luglio”.

L’estate a Chiusi è storicamente ricca di eventi. Come cambia il calendario?

“Cercheremo di organizzare diverse iniziative, magari in forma ridotta. Tria turris, festival, rock, festa di santa Mustiola. Proveremo a rispettare gli appuntamenti, anche se con inevitabili variazioni rispetto al solito”.

Poi è arrivata la conferma del Frecciarossa.

“Notizia bellissima per noi, ancora di più alla luce dell’emergenza. E’ la conferma che i vertici di Trenitalia considerano la nostra città importante, per la sua posizione baricentrica rispetto al territorio di Siena e a un pezzo di Umbria. Ma anche che abbiamo lavorato bene. Il territorio è stato serio: è un treno a mercato, ciò significa che viene confermato se l’utenza risponde. L’anno scorso sono stati venduti 16mila biglietti, risultato sopra alle attese. Quest’anno forse non sarà possibile, ma vanno fatti tutti gli sforzi per continuare a dimostrare che al Frecciarossa conviene fermarsi nella nostra stazione. Tra l’altro il rapporto con una parte dell’Umbria è diventato ancora più intenso. Penso a Castiglione del Lago e Città della Pieve: la collaborazione è fortissima”.

Chiudiamo parlando di elezioni. Lei è alla fine del primo mandato. Inoltre il suo nome circola con grande insistenza per le prossime elezioni regionali.

“Guardi, io voglio bene alla mia città e in questo momento a tutto penso tranne a ciò che accadrà politicamente. Dobbiamo affrontare crisi sociali, economiche e di lavoro e vanno messe in campo azioni all’altezza. Vogliamo semplificare il Piano operativo, facilitare l’edilizia. Per me conta solo la ripartenza di Chiusi”.