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Coronavirus, l'emergenza è anche sociale. La psicologa Fineschi: "Siamo una società non abituata ai doveri"

Andrea Bianchi
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L'emergenza Coronavirus non è soltanto un grave problema sanitario e di tenuta del servizio ospedaliero italiano. Le norme restrittive che impongono a rimanere in casa, fuori dal contesto sociale abitudinario, apre nuovi scenari. Quello di uno stato d'animo in sospeso, del cambiamento di consuetudini, vizi, routine e metodi organizzativi della giornata. Ma c'è di più: quello di uno stile di vita che ci metterà a nudo nelle nostre fragilità, che ci chiederà di saper stare con noi stessi, una vera sfida che si trasforma in un esperimento e che potrebbe rivoluzionare il nostro futuro. C'è poi un altro aspetto che cova sotto la cenere ed è quello della tenuta sociale della Nazione per le ripercussioni economiche e lavorative che si manifesteranno già tra poche settimane: “Dovremo saper gestire le emozioni. Il cambiamento - spiega la psicologa Carla Fineschi - inizialmente ci fa sentire insicuri, privi di controllo e spesso genera paura che diventa psicosi. Ci troviamo di fronte ad una preoccupazione e una ansia che ci stordisce tutti”. A casa insieme alla famiglia a molti fa paura, perchè? Eppure potrebbe essere una occasione per scoprire o ri-scoprire valori che tendenzialmente erano diventati marginali.  “Perché è l'occasione di stare sull'essere. Tendenzialmente noi viviamo sul fare. Fare la spesa, andare a lavoro, avere hobby, svolgere tante azioni che diventano abitudini. Adesso invece viviamo una rottura forte, non graduale, che da un giorno all'altro ci ha cambiato tutto. E questo ci può portare ad una perdita di controllo. Noi abbiamo l'illusione di controllare la nostra vita, adesso è arrivato un evento esterno che invece ce la controlla”. Come combattere la paura ed evitare guerre familiari? “Ci sono tante forme, fare un elenco sarebbe troppo lungo. Ne dico una per ogni categoria. Chi è single può gestire le proprie emozioni, riflettere su ciò che si prova e si sente attraverso varie attività, compreso un diario. In famiglia, condividere e non imporre varie iniziative. Chi ha figli piccoli ad esempio può coinvolgerli in attività ludiche di disegno oppure culinarie. Chi ha invece adolescenti, i quali sanno auto organizzarsi ma hanno le loro angosce, è importante starci insieme, conoscere meglio le loro abitudini e magari guardarci una serie tv che desiderano vedere”. C'è il pericolo di una rivolta sociale? “Sicuramente nel tempo possono nascere frustrazioni. Una ribellione alle regole si stanno verificando già adesso. E' un delicato equilibrio che a mio avviso sarà maggiormente pericoloso quando sarà passata l'emergenza”. Fa paura lo Stato dei doveri? “Noi abbiamo la cultura dei diritti. In altri Paesi doveri e diritti vanno di pari passo. Questi doveri sono quelli sociali che hanno un riflesso nell'individuale. Se tutti facciamo del nostro meglio in ogni singola azione, seguiamo le regole, la società potrà crescere. Il Coronavirus in questo caso ci dà modo di riflettere sul nostro stile di vita, sulla nostra quotidianità e sulla nostra società”. Cosa ci sta insegnando questo momento storico? “L'educazione. Finita l'emergenza bisognerà ritrovare una adesione sociale. Dall'associazionismo al volontariato, il confronto dell'esperienza, ridare priorità alla società. Stiamo imparando definitivamente che i confini non esistono più. Per quanto vogliamo mettere barriere, il mondo è in movimento e ci impedisce di fare muri. Anche se il bisogno di regole e regolamentazioni restano ovviamente un punto fermo".