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Camorra, sequestri a Siena

Andrea Bianchi
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Beni del valore di circa 120 milioni di euro costituiti dalle due società e 142 distributori di carburante tra Campania, Calabria, Basilicata e Toscana sono stati sequestrati dai carabinieri di Caserta (in Campania) su disposizione della Procura di Napoli e riconducibili ai fratelli Giovanni, Antonio e Nicola Cosentino, già destinatari di un provvedimento cautelare personale emesso il 3 aprile scorso. Tra questi, legati alla Società Aversana Petroli e Ip Service, due si trovano nella Provincia di Siena, unica nel centro-nord d'Italia.  Secondo gli inquirenti attraverso la forza intimidatrice del clan dei Casalesi e contando sulla capacità di Nicola Cosentino, tra l'altro ex sottosegretario di Governo, di esercitare pressioni per favorire le aziende dei fratelli Giovanni e Antonio e danneggiare quelle concorrenti si sarebbe costruito un vero e proprio monopolio nella distribuzione dei carburanti. Sempre in base alle indagini, per ottenere questo scopo i fratelli Cosentino sarebbero stati aiutati dalle fazioni Russo e Schiavone del clan dei Casalesi. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di estorsione, concussioni, illecita concorrenza con violenza e minacce, riciclaggio, aggravati dall'avere agevolato un clan di camorra. I sigilli sono stati apposti a distributori di carburante in una decina di province in quattro regioni italiane: la maggior parte degli impianti (circa 40) solo nel Casertano e gli altri tra Avellino, Benevento e Napoli ma anche a Vibo Valentia, Crotone, Reggio Calabria e Catanzaro, in Calabria, a Potenza (in Basilicata) e come detto in provincia di Siena (Toscana). Nonostante il sequestro le attività stanno ugualmente lavorando per evitare la perdita dei posti di lavoro. Le investigazioni sono iniziate tra il 1998 e il 1999 e sono terminate nel 2011. Secondo gli inquirenti i fratelli Cosentino e il clan dei Casalesi avevano instaurato tra loro quello che è stato definito un “rapporto di mutua utilità”. La presenza di Nicola Cosentino nella compagine delle due società di gestione, sebbene non figurasse come socio, poteva essere in grado di condizionare pubbliche amministrazioni, importanti per il rilascio delle autorizzazioni e delle concessioni, anche attraverso lo strumento di pressione (che sarebbe stato accertato) di Cosentino su amministratori locali grazie alla presunta complicità con l'ex prefetto Stasi (eletta nella fila della Pdl nel 2008). Nicola Cosentino, spiegano però i suoi legali, è e rimane estraneo ai fatti in quanto non ha mai posseduto quote né ricoperto cariche nell'ambito delle società oggetto del provvedimento, delle cui attività ed utili non ha mai beneficiato. Gli indagati, secondo gli investigatori, in concorso con dirigenti pubblici, funzionari regionali e del Comune di Casal di Principe, nonché con la presunta complicità di funzionari della società petrolifera Kuwait Petroleum Italia (la Q8), due dei quali destinatari di un provvedimento cautelare, si sarebbero assicurati il rilascio di permessi e licenze per la realizzazione di impianti anche in presenza di oggettivi ostacoli. Stessa capacità persuasiva sarebbe stata esercitata quando, invece, si doveva impedire o rallentare la realizzazione di impianti concorrenti.