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Coronavirus, il sindaco Pd di Gaiole contro il governo: "Deluso dal decreto, grande vuoto politico"

Giuseppe Silvestri
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di Gennaro Groppa “Il tema vero adesso deve essere la convivenza con il Coronavirus nel nostro Paese”. A parlare è Michele Pescini, sindaco Pd di Gaiole in Chianti, in provincia di Siena. La sua posizione già una decina di giorni fa aveva fatto discutere: “A Gaiole – aveva detto – non abbiamo avuto alcun caso di Covid 19, chiedo quindi al governo di dare la possibilità alle nostre imprese ed attività di riprendere il loro lavoro”. Nel frattempo nel comune c'è stato una positività ma per Pescini, “la sostanza di ciò che avevo detto e che penso non cambia”. Sindaco, non le piacciono le misure del nuovo decreto del premier Conte? “No, sono molto deluso. Mi aspettavo maggiori libertà ed aperture. Vedo un'estrema attenzione alla questione sanitaria, che io naturalmente non trascuro, mentre manca una visione d'insieme e non si intravede una prospettiva sulla riapertura. Nel decreto noto anche alcune contraddizioni. Mi sembra ridicolo, ad esempio, che si parli tanto della ripartenza del campionato di calcio, e lo dico io che sono un grande tifoso. Mi sarei aspettato invece un segnale chiaro per il mondo della scuola e per la riapertura delle attività. Così si rischia che la cura sia peggiore della malattia. Fuori dal nostro Paese si stanno organizzando. Noi ci stiamo ancora difendendo e, rimanendo ad una metafora calcistica, non stiamo pianificando un contrattacco o uno schema di gioco. Domina l'aspetto sanitario, vedo un grande vuoto della politica”. Un turismo interno degli italiani potrà dare una boccata d'ossigeno al settore nei prossimi mesi? “Non mi aspetto un turismo significativo, a Gaiole ad esempio si è soliti lavorare tanto soprattutto con gli stranieri. Forse per avere di nuovo numeri importanti si dovrà aspettare il 2021. Già quest'anno tuttavia si deve fare il possibile per limitare i danni. E c'è anche il tema della tassa di soggiorno: a Gaiole parliamo di una cifra di 200 mila euro che era utile per tanti servizi del Comune. Ora dovremo essere bravi a tenere in piedi i servizi senza poter disporre di tante risorse”. Quali sensazioni ha per il settore del vino, che vive soprattutto di export? “Purtroppo anche qui ho sensazioni negative. Negli ultimi anni si è parlato tanto di globalizzazione, ora temo che a pagare questa situazione saremo soprattutto noi in Italia. Questo perché importiamo tantissime merci ma esportiamo pochi prodotti. Per questo credo che andasse inviato un messaggio di normalità: stiamo imboccando una strada che non sarà semplice poi ripercorrere all'indietro”.