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Palio, La Marca (Torre): "Tittia contro il regolamento"

Marco Decandia
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La vittoria di Tittia per i colori del Drago, ottenuta in volata lo scorso 2 luglio, è destinata a far discutere. Lo stesso fantino, la settimana scorsa, in un’intervista al Corriere di Siena ha raccontato quella Carriera, compresi gli ultimi metri in cui ha sbracciato e usato il nerbo per rallentare l’impetuoso recupero della Torre, con Scompiglio su Viso d’Angelo. “Come mi è successo altre volte - ha spiegato Giovanni Atzeni, - ho cercato di ostacolare l’avversario in tutti i modi per rallentarne lo slancio, e mi è riuscito”. Affermazioni che, ovviamente, non sono piaciute ai torraioli, che hanno visto sfumare un trionfo esaltante per una questione di centimetri, ma anche di mani e di fisicità.

 

 

Il priore di Salicotto, Antonio La Marca, replica: “Tittia, pacificamente, ammette di aver posto in essere la manovra definita «di ostacolo in tutti i modi» anche in altre occasioni, riferendosi evidentemente ai Palii di agosto 2008 e luglio 2013. Nel nostro caso, è consistita non solo nell’afferrare il muso del cavallo Viso d’Angelo, come evidenziato da foto pubblicate nei giorni seguenti, ma anche, come emerge da immagini in nostro possesso, nel creare ostacolo appoggiando il braccio destro sul petto e sul braccio del fantino della Torre, con il chiaro intento di rallentarne la corsa. Questo deve indurre una profonda riflessione da parte di tutti, e precisamente considerare la dichiarazione spontanea di Atzeni che evidenzia il suo atteggiamento, perpetrato nel tempo, a sfavore di cavalli e fantini avversari. I fatti, nella loro interezza, sono documentati, documentabili e chiaramente visibili, anche se, nei giorni successivi alla carriera, gli organi di stampa non ne hanno accennato e, giustamente, hanno dato risalto solo alla vittoria del Drago e alla prestazione del suo fantino”. L’onorando conclude: “A nome della nostra contrada, si ritiene che i comportamenti appena descritti, segnalati e documentati all’attenzione dei deputati della Festa nei termini previsti dal regolamento del Palio, debbano essere valutati e oggetto di pronuncia da parte dell’assessore delegato, con l’obiettivo di delimitare e specificare l’ambito delle manovre di ostacolo consentite ai fantini tra di loro, e nei confronti degli altri cavalli. In caso contrario, si verrebbe a creare un vuoto interpretativo delle norme previste dagli articoli 67 e 84 del regolamento del Palio”.

 

 

Cosa dice, a tal proposito il regolamento? Andiamo a cercare i due articoli citati nell’ultima versione ufficiale, approvata dalla giunta comunale nel 2019. Il 67 recita: “E’ vietato ai fantini, tanto alla mossa, quanto nel percorso, tenersi tra loro, sporgere la spalla o il braccio l’uno sul petto dell’altro per costituirgli impedimento, percuotersi o comunque personalmente molestarsi. Soltanto per il Palio è ammesso l’uso del tradizionale nerbo (tendine di bue) nel modo disposto al successivo articolo 84”. Il quale, dopo aver specificato le norme sul costume da indossare e l’uso del berretto nelle prove e dello zucchetto metallico per la Carriera, spiega: “Ad ogni fantino è poi consentito l’uso degli speroni e di un nerbo (tendine di bue) fornito a tutti dal Comune, di tipo uniforme, tanto per incitare maggiormente il cavallo proprio, quanto per battere ed ostacolare con esso i fantini avversari ed i loro cavalli durante il percorso. I fantini non possono però fare uso del nerbo suddetto sugli avversari e loro cavalli sino a che, data la mossa, non abbiano raggiunto il bandierino di traguardo”. Dunque, nerbo ammesso per ostacolare uomini e animali da pochi metri dopo la caduta del canape in poi, mani addosso a un altro “assassino” sempre proibite, nessun accenno se finiscono sul muso di un barbero altrui.