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Palio, Tittia: “Posizione difesa in tutti i modi. Non volevo vanificare un capolavoro"

Eleonora Mainò
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Giovanni Atzeni, con la vittoria nel Palio del 2 luglio per il Drago (su Zio Frac), ha davvero scritto la storia. Non solo perché alla vigilia era stato dato in difficoltà, con poche contrade aperte alla sua monta. Non solo perché, dopo aver conquistato entrambi i successi del 2019, prima dello stop sanitario, ha fatto suo anche il primo post pandemia. A rimanere indelebile è anche il modo con cui ha vissuto la volata verso il bandierino, a difendere la posizione dal potente assalto della Torre con il nerbo, con il corpo, con le mani. In quel gesto c’è tutto: la voglia di non cedere, di sbaragliare l’imprevisto, di completare quanto costruito fino a quel momento. “Sono arrivato all’ultimo Casato - racconta Tittia tornando con la mente a quegli istanti, - agli ultimi 50 metri, e mi sono detto che avevo fatto tutto, quindi non mi potevo far sfuggire la vittoria all’ultimo secondo, vanificando un capolavoro. Come mi è successo altre volte, ho cercato di ostacolare l’avversario in tutti i modi per rallentarne lo slancio, e mi è riuscito”.

 

 

Scompiglio proprio non mollava…
Montava un cavallo che conosco bene e mi faceva paura perché sono consapevole di quanto è bravo Jonatan Bartoletti. E’ un grande, in tutto e per tutto, lo dimostra durante tutto l’anno preparandosi in maniera perfetta. Si mette sempre in gioco, nessun fantino del suo livello partecipa a tutte le corse, sempre presente a Monticiano e Mociano. C’è solo da fargli i complimenti. Se ho vinto qualche Palio in più di lui, sono stato solo più fortunato. La differenza la fanno le situazioni, ma siamo allo stesso livello.
Un altro tema di cui si è parlato molto è la partenza reputata valida, con lei e Zio Frac che stringete tutti verso il basso e li lasciate lì fermi.
Il cavallo era giovane, alla prima esperienza, e dalla seconda o terza prova aveva cominciato a prendere il vizio di appoggiarsi agli altri. Invece di migliorare, è quasi andato a peggiorare, sentiva la pressione, allora ci ho lavorato per costruire una situazione come volevo io, e mi è riuscito, sfruttando magari una certa esperienza che ho rispetto a qualche collega che, in quella circostanza, magari era un po’ arrivato. Ho avuto tutti i vantaggi: essendo alto, con meno contrade tra i canapi, ho capito che potevo prendermi la mossa che volevo e dare la zampata che, a quel punto, era più alla portata.
 

 

Quella del 2 luglio, dal punto di vista tecnico, può essere definita la sua corsa più bella in Piazza del Campo?
Per me tutte le vittorie sono meravigliose. Però forse qui il tocco in più è arrivato dal fatto che nei due anni di stop non ho ceduto di un millimetro. Ho fatto il lavoro in scuderia, ma il pensiero era sempre e solo centrato sul Palio. Non mi sono mai fermato, ho coltivato i rapporti, mi sono confrontato con le persone che mi stanno vicine ed ero davvero al mille per mille.
Ma Giovanni Atzeni quando si riposa?
In questo periodo, mai. Il 3 ho fatto il giro con il Drago, ma dal 4 ho ripreso a lavorare. Il mio carattere è questo, nel bene e nel male riesco a scordarmi tutto subito, che siano gioie o dolori. Mi sono già rimesso in gioco, faccio uscite tutte le mattine, fatico, perché c’è il Palio di agosto.
Zio Frac arriva dalla scuderia di Trecciolino, il luogo in cui lei ha affinato il talento con cui è arrivato dalla Sardegna ed è diventato uomo e fantino. Sembra quasi la chiusura di un cerchio…
E’ vero. Da piccolo in Sardegna ho fatto tutte le corse possibili e ho imparato tanto, ma le cose più importanti me le ha trasmesse Gigi Bruschelli, che è stato un ottimo maestro perché è il miglior fantino che sia esistito a Siena. Gli devo tanto perché mi ha fatto capire come ci si comporta in questo contesto, ma anche nella vita. Come dicevo prima, sono stato fortunato, e questo lo conferma: ho cominciato apprendendo dal numero uno, e oggi ottengo certi risultati grazie a lui.