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Palio, Aceto: "Carriera drammatica. In 500 anni mai vista una cosa del genere. Ci sono stato male"

Martina Ciliani
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A Siena “un Palio drammatico”. Così Andrea Degortes detto Aceto, ex fantino e re di Piazza del Campo con le sue 14 vittorie, definisce l’ultima carriera del 2 luglio. Un Palio complesso, pieno di colpi di scena e di polemiche. Dopo due anni di stop tutti si aspettavano che fosse la Festa della ripartenza, magari dopo una tratta ricca di bomboloni con cavalli esperti da rivedere finalmente sul tufo, ma la scelta dei capitani è ricaduta su un lotto inedito, con ben otto esordienti. Diverse le vicissitudini che fanno ancora discutere: “Ci sarebbe da fare così tante critiche – dice Aceto - che non saprei nemmeno da dove iniziare e non so quanto possano valere queste parole”. “Lo hanno visto tutti quello che è successo – dice rassegnato - accadimenti terribili uno dopo l’altro”. Dallo sfortunato episodio a San Martino che ha portato all’esclusione della contrada della Civetta, al cavallo dell’Istrice a cui è toccata la stessa sorte. Ma il destino aveva mostrato avversità ancor prima, quando il mossiere Bartolo Ambrosione, a causa dell’improvvisa indisponibilità, è stato sostituito da Renato Bircolotti, professionista noto per le sue qualità di starter ma duramente criticato per alcune scelte alla mossa.

La sequenza dei forfait, inoltre, non si è arrestata. La sera del 2 luglio infatti il Leocorno ha urtato il verrocchino alla prima mossa invalidata ed è stato costretto ad abbandonare, poi l’uscita del Bruco per l'infortunio di Stefano Piras fino alla contestata mossa valida con solo sei contrade al canape. Secondo Aceto non si può comunque generalizzare: “Il mossiere è una persona eccezionale, un brav’uomo - spiega - l’aver ritardato a tirare giù il canape nell’episodio in cui è stato coinvolto il Bruco ci può stare, ma ha sbagliato a dare la mossa valida visto che quattro contrade si ritrovavano ammucchiate, così ha fatto partire solo due cavalli. Quella era una mossa da annullare”.

Poi una riflessione sul lotto dei debuttanti: “Si parla comunque di cavalli che erano considerati pronti, avevano grandi esperienze sulla pista di Mociano”. Alcuni però mostravano già dei problemi nelle prove, come Zentile: “Ha dimostrato di non essere adatto già durante la prima sera data la sua irrequietezza al canape. Lo stesso si può dire de cavallo della Civetta”. Sulle responsabilità, invece spiega che “In parte sono da attribuire ai capitani perché si fidano troppo dei fantini e delle proposte che fanno sui cavalli". Il rammarico ovviamente è grande. “Non è mai esistito nella storia che al canape ci fossero solo sei contrade - sospira Andrea Degortes - in 500 anni non si è mai vista una cosa del genere. Credo purtroppo che il mondo stia cambiando e in peggio, così cambiamo anche noi. Questo è un Palio da dimenticare, che mi ha fatto stare molto male”.