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Palio, il Masgalano dei goliardi: l'irriverenza per superare il periodo nero

Gennaro Groppa
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“Il ritorno del Palio di Siena è un segnale di grande speranza. Sono sempre stato un ammiratore della Festa senese, entrare in qualche modo a farne parte mi inorgoglisce. Il Palio è un esempio di come si devono portare avanti le tradizioni. A questa realtà mi sono approcciato con tanta umiltà e ora con felicità”. L’artista romano Dante Mortet ha lavorato in carriera, tra gli altri, con Martin Scorsese e Robert De Niro. Ma dopo la presentazione del Masgalano che è stato offerto dai goliardi senesi delle Feriae Matricularum, ha dichiarato che “questo è il momento più emozionante che ho vissuto in ambito lavorativo, qui mi sono sentito come un bambino che viene coccolato”. La sua opera è una scultura in bronzo. È una mano, che si poggia sopra Piazza del Campo e che tiene un goliardo dorato. Dalla mano emerge un dito medio alzato, uno sfottò alla sfortuna, un simbolo di speranza e di sfrontatezza. “E’ un’opera simpatica, divertente, penetrante e anche simbolica – ha detto Mortet commentando il proprio lavoro. – Il dito medio alzato è un gesto spensierato che vuole portare a dimenticare gli anni difficili che abbiamo vissuto”. La mano è quella del sindaco Luigi De Mossi, alla quale è stato fatto un calco.

“Sono tornati i brividi, sono tornati i nostri colori, è tornata la nostra Festa”, ha detto durante la presentazione del Masgalano il principe dei goliardi senesi Michele Rubini. Che sull’opera ha aggiunto: “E’ un Masgalano goliardico, in sé ha un significato di libertà. E’ un’opera simpatica e tecnicamente fatta bene, va guardata con grande attenzione. Questo è un momento di ripartenza nel quale vogliamo e dobbiamo anche tornare a sorridere. Noi abbiamo cercato di farlo a modo nostro, anche con il Masgalano. Anche se provo un groppo in gola a vivere questa presentazione. Le gambe mi tremano, l’emozione è grande. E’ un onore fare parte di questo frangente nel quale tutto riparte e ricomincia, il legame tra la goliardia e la città è come noto strettissimo e di lunga durata”.

L’opera è stata presentata da Giampiero Cito, che ha ricordato anche il “ruolo da giullare” del goliardo, di colui che “deride con irriverenza”: “Il giullare finge di inchinarsi e poi colpisce – ha detto Cito – I goliardi sono il giullare di questa nostra città, che amano come si ama una mamma, capaci di dire da sempre con coraggio che il re è nudo, chiunque sia il re. Perché la Goliardia è coerentemente trasversale. I goliardi sono satiri, metà uomini e metà bestie, devoti a Bacco e difensori del superfluo. Non c’è niente di più serio di uno scherzo, accettate quindi questo premio come il messaggio degli studenti. La libertà è un cavallo che scalpita in ogni cuore, godiamoci dunque il qui e ora prima che sia troppo tardi”.