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Palio, il cencio ricorda opere del passato. Ecco le contrade che le vinsero

Fabio Fineschi
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Il Palio di Emma Sergeant è decisamente piaciuto. Aveva ottime possibilità di raccogliere l’applauso commosso dell’Entrone perché l’artista ha lavorato bene, non si è lanciata in capriole ardite ma ha portato sulla seta la tradizione, i simboli più semplici e sentiti della Festa mettendoci anche una nota di sofferenza. Scorrendo la galleria dei ricordi e dei predecessori, spicca la scelta monocromatica della pittrice, che ricorda l’opera di Jim Dine del luglio 2000, conservata nell’Istrice, che era prevalentemente celeste (ma l’idea alla base coincide), o quella del 2 luglio 1979 di Marco Salerni, conquistata dalla Civetta. Colpisce poi il cavallo in primo piano. Barberi dal manto scuro si trovano ancora nell’Istrice (Camilla Adami, 2 luglio 2008), ma anche nel Bruco (Rita Petti, 2 luglio 2005) e nella Pantera (Alberto Sughi, 16 agosto 1978). In qualche modo, ce n’è uno anche nella Lupa: lo ha collocato, in posizione sottosopra, Charles Szymkovicz nel suo drappellone “maledetto” dell’agosto 2018. Cavallo centrale anche per Laura Brocchi il 2 luglio 2017 (vinto dalla Giraffa), ma in quel caso è in chiaroscuro e prevalentemente chiaro.