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Palio, un boato per il drappellone dipinto da Emma Sergeant

Sonia Maggi
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Il Palio è tornato. Siena si è finalmente riappropriata della sua Festa. E il boato di apprezzamento che domenica 26 giugno ha salutato il cencio dipinto dall'artista inglese Emma Sergeant sapeva tanto di abbraccio. Un abbraccio collettivo, per affermare che nonostante tutto Siena trionfa immortale. Due anni sospesi, affondati nella rinuncia, nell'ansia di un destino incerto. Mortificazioni, restrizioni, sorrisi nascosti. Niente abbracci, relazioni inquinate. Una atmosfera surreale che ha relegato nella fantasia cavalli e fantini. Emma Sergeant ha dovuto congelare la sua idea di drappellone in balia degli eventi. E dopo due anni di attesa la prova era sicuramente più temuta del solito. E' andata bene. Anzi benissimo. Il drappellone ha ottenuto un lungo applauso e con i suoi colori raffinatissimi e la sua semplicità stilistica ha conquistato il cuore di tutti.

L'esperienza ci insegna che i cenci più leggibili sono i più intensi o per lo meno quelli ispirati più dal cuore che dal cervello. Sergeant, timidamente emozionata, ha raccontato il suo Palio a effetto attraverso gli elementi principali. Una sintesi precisa con tratto in grigio/nero su fondo rosso/arancio: la Madonna assolutamente umanizzata, una scena della corsa con palazzo comunale sullo sfondo, cavalli e fantini. Ma è il barbero il protagonista assoluto della seta. Una grossa testa di cavallo, circondata dall'araldica e dagli stemmi delle contrade, offre l'impatto perfetto su ciò che è stato, sulla Festa che ricomincia e il cuore che riprende a battere forte.

Ammirando il drappellone viene da pensare che prima ancora del progetto artistico ci sia dietro una ossequiosa lettura della Festa così come i senesi l'hanno raccontata all'artista inglese. Un rispetto dell'iconografia e della ritualità paliesca senza rinunciare a uno stile personale di elevato spessore. E' stimolante quel volto di donna scavato, pensieroso e impenetrabile, con gli occhi abbassati. Come ha affermato Duccio Balestracci nella sua presentazione dell'opera quel volto assomiglia molto all'artista stessa, "ma potrebbe anche essere immagine quotidiana totalmente a-sacrale, oppure una sorta di deità sumerica, piena di sacralità non scontata….". A nostro giudizio resta unicamente l'immagine di una donna sofferente e protettiva, una madre consapevole delle insidie e delle sofferenze del mondo. Il cavallo invece ci riporta all'essenza della Festa, alla corsa, al protagonista assoluto capace di regalare gioie e dolori. Il primo atto di questo Palio di luglio si è consumato in un colpo scenico da grandi occasioni. Il cencio dà inizio ai sogni, a una atmosfera ritrovata e a una girandola di emozioni che per il momento, a giudicare dallo scarso numero di mascherine indossate ieri sera nel Cortile del Podestà, sfida senza paura il nemico invisibile che continua a vagare nell'aria.