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Rosanna Bonelli, la storia della vera ragazza del Palio di Siena

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Rosanna Bonelli è un'arzilla signora senese che nel 1999 ha ricevuto dal Comune la medaglia d’oro di civico riconoscimento, nel 2016 ha offerto il Masgalano e, negli anni, ha conosciuto Fabrizio Frizzi, Alberto Castagna, Antonella Clerici, Cristina Parodi, tanto per citare alcuni dei personaggi che hanno fatto a gara per intervistarla. Ultimamente, la rivista Cavallo Magazine le ha dedicato un servizio. Perché? Semplice: è l'unica donna della storia ad aver disputato il Palio alla tonda, ovvero quello in piazza del Campo, con i canonici tre giri. Era il 16 agosto 1957, i colori da difendere quelli dell'Aquila, la cavalla con cui condividere il brivido si chiamava Percina.

 

 

Suo padre, Luigi Bonelli, era un intellettuale a tutto tondo capace di dipingere, scrivere, trasmettere le emozioni della Carriera in radio e creare lavori teatrali. Uno dei suoi più grandi successi è e rimane Rompicollo, operetta incentrata su una giovane che riesce a correre il Palio e a vincerlo. Rosanna ha sempre coltivato lo stesso sogno, e quando lo ha visto avverarsi, voleva essere Rompicollo nella realtà. Ma quel soprannome, con cui ancora oggi tutti la conoscono e la riconoscono, nei registri e nelle cronache non compare. Tutta "colpa" della pellicola La ragazza del Palio, girata nel 1957 a Siena da Luigi Zampa, con Vittorio Gassman e Diana Dors, di cui lei era la controfigura. Per ottenere pubblicità, la produzione pensò che, se la giovane amazzone (aveva 23 anni) si fosse lanciata nell’anello della Conchiglia per una vera Carriera, la pubblicità sarebbe schizzata alle stelle, e quindi offrì denaro a qualsiasi dirigenza si fosse dichiarata disposta a questo azzardo. L’Aquila (fresca di successo e senza particolari pressioni) rispose presente, sotto tutti i punti di vista. "Dopo la provaccia - racconta la Bonelli - andai in Comune per la segnatura con il capitano, Mario Masoni,  che mi disse che i produttori gli avevano dato i soldi imponendo che mi chiamassi Diavola. Io protestai, ma non ci fu verso. Comunque nessuno mi ha mai chiamato così, neanche i guardiafantino, che avevo sempre intorno. Ero e sono Rompicollo per tutti”.

 

 

La prima contrada a cui l'aspirante "assassina" si rivolse fu la Selva, quella dove la sua famiglia aveva radici profonde: "Andai da mio zio Umberto, che era il capitano, e lo pregai di darmi questa opportunità, ma lui mi disse che ero matta e che aveva paura, quindi mi fece anche ostruzionismo, in modo che nessun altro mi montasse. Quando l’Aquila accettò, io pensai che era destino: sono nata in via del Capitano….”
Il suo Palio lo ricorda ancora, come se fosse una cosa di pochi giorni prima. "L’emozione di uscire dall’Entrone - sottolinea Rosanna - è indimenticabile. Ero sicura che fosse un sogno, mi ripetevo che non era possibile, anche perché sentivo un gran silenzio invece del rumore della folla, quindi non pareva una situazione reale. Però devo dire che la passeggiata storica è stata stupenda, quasi più della corsa. Mi è davvero rimasta nel cuore. Alla mossa, capitan Masoni mi disse di farmi gli affari miei e di non dare noia a nessuno, specialmente al Nicchio. La partenza non fu un granché, ma recuperai subito fino al terzo posto. La Torre era quarta e al primo San Martino provò a superarmi da sinistra, una cosa che non si fa nemmeno in bicicletta. Io, nell’impostare la traiettoria, l’ho un po’ allargata, e così i torraioli dissero che avevo parato la loro accoppiata facendola perdere, e dopo la corsa mi vennero a cercare per darmi un paio di schiaffi. La verità, però, è che Tristezza lì non ci doveva essere. Al secondo San Martino, la Lupa mi venne addosso e mi spinse sul colonnino. Speravo di riuscire a passare lo stesso, invece ci ho battuto il ginocchio e siamo andati tuti e due ai materassi  e in terra”.
Lì è finita non solo la carriera di Diavola/Rompicollo in piazza, ma anche la presenza di una donna tra i dieci al canape: "E’ vero. E per come è oggi il Palio, con i fantini che sono professionisti e atleti super allenati, non penso che qualche ragazza potrà seguire le mie orme. In qualche modo, mi sono ritagliata un posto nella storia, ma è un peccato”.