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Palio di Siena, la seconda vita di Mississippi: la scuola di equitazione

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Giuseppe Silvestri
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di Eleonora Mainò Seconda vita per Mississippi, cavallo vittorioso del Palio di Siena nell’Oca con Tittia nel 2011. Ai Cappuccini, nei paddocks della Scuderia Ghibellina, se ne prendono cura la titolare della struttura Ilaria Balocchi e Sofia Scarpini; è stata proprio quest’ultima il gancio che ha permesso il trasferimento dalla scuderia di Massimo Milani dove Mississippi trascorreva la pensione, alla nuova destinazione e alla sua seconda vita. Il progetto è quello di indirizzarlo ad un altro impiego sportivo per le attività del maneggio. “Per i cavalli da Palio - spiega Ilaria Balocchi - quello della scuola di equitazione potrebbe essere un ottimo impiego per la seconda parte di vita. Finiscono la carriera da giovani e, con un impegno ragionato nell’attuare la transizione, possono trovare una nuova strada. Certo, ci vuole un adeguato passaggio didattico, tempo e calma, ma in genere gli anglo arabi sono più adatti rispetto ai purosangue. Alessio Giannetti, il ragazzo di Sofia, lo montava da tempo ed è stato proprio lui a portarlo qui da Terrensano. Insieme a Massimo Milani, che ne rimane proprietario, hanno valutato la nostra proposta e, alla fine, il parere è stato positivo”. Come sono passate le prime giornate nel nuovo ambiente? “Direi molto bene, è un cavallo davvero sereno, cosa non scontata. Sta con un trottatore, recuperato da poco, con cui si trova bene. Non diamo per certo che sarà adatto al nuovo impiego, dobbiamo e dovremo lavorare con attenzione, ma da una prima impressione potrà farcela. In un soggetto, prima di decidere quale sia la sua strada, è necessario guardare il carattere, come gli esseri umani. Non tutti sono adatti a fare qualsiasi tipo di attività. Questa è una considerazione che andrebbe fatta anche prima di impiegarli nel Palio”. Che carattere ha Mississippi? “E’ un cavallo aperto, caratteristica necessaria per poter lavorare con i ragazzi e con i bambini. E’ integro sia dal punto di vista fisico che mentale. Ha una bella struttura ed è ancora attivo, questo vuol dire che è stato messo al prato, ma Massimo Milani, giustamente, ha continuato a trattarlo come un atleta montandolo come si deve fare con un cavallo destinato ad una carriera sportiva anche quando lo si mette a riposo. Non tutti i cavalli da corsa arrivano così a 12 anni e di questo il merito va dato al suo proprietario che ne ha rispettato le esigenze di cavallo sportivo. Per questi animali, nella fase di pensionamento non basta l’affetto per fargli trascorrere bene la vecchiaia ma si deve continuare a rispondere alle loro esigenze fisiche e alla loro ragione di esistere, che è correre”. Il primo lavoro da fare con lui quale sarà? “Dal punto di vista fisico, mantenerlo così. Il tono muscolare è a posto. Dovremo cercare di abbassare i suoi tempi di reazione e questo in termini di tempo non è quantificabile. E’ un cavallo nato per correre e dovremo trasformare la sua abitudine ad un appoggio più forte in bocca ad un metodo di lavoro in leggerezza, che è quello che io applico qui alla scuola, seguendo le teorie di Gaia Gaibazzi. Ho apprezzato il fatto che è un animale posato, sia a terra che montato. Questo è importantissimo visto che ragazzi e bambini che montano i miei cavalli se ne prendono anche cura”. Il reimpiego dei cavalli da Palio può essere quindi una strada percorribile nel territorio senese? "Più che l’addestramento, il recupero dei cavalli, per lavorare su mente e corpo degli animali. E’ quello che mi auguro, e spero che Mississippi, se starà bene con noi, sia solo il primo di una lunga serie di barberi che dal tufo troveranno la loro seconda vita in questa direzione”.