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Palio di Siena, la vittoria della Lupa nel 1945 nei ricordi di un contradaiolo: "Renzino mi fece una promessa"

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Giuliano

Marco Decandia
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Lo slittamento dei Palii del 2020 al 2021 è un evento storico, anche se non si tratta certo di uno di quelli da mettere tra le cose piacevoli. L'ultimo anno che Siena non aveva vissuto neanche una Carriera è stato il 1944: c'era la guerra e la priorità era sopravvivere più che sventolare a vittoria. Il 2 luglio 1945, però, la città ancora lacerata dal conflitto, ma libera e finalmente in pace, tornò ad assaporare il gusto della sua Festa. Vinse la Lupa, con il cavallo Mughetto che Tripolino non volle montare, preferendo andare nella Giraffa a recitare il ruolo di favorito insieme a Folco. In Vallerozzi, non avendo altre alternative, si affidò il giubbetto a Renzo Provvedi detto Renzino, di professione stalliere e totalmente a digiuno di strategie paliesche e di colori delle contrade. Alla fine, però, fu lui a trionfare, superando proprio la Giraffa con una manovra folle che lo vide finire addirittura sotto la pancia del suo barbero e poi risalire in groppa. Giuliano Pesucci, lupaiolo purosangue (per tutti è solo "Lalle"), quel giorno aveva 10 anni e accetta di aprire il libro dei ricordi, anche se ammette che sono confusi. "Ho dei flash - racconta. - In uno rivedo Renzino in Vallerozzi, già vestito per il Corteo storico, con l'elmo in testa. Allora i fantini partivano già tutti bardati, non si cambiavano certo nel Casato come adesso. Io lo chiamai e lui mi strizzò l'occhio e mi disse «Dopo si fa baldoria». Anni dopo l'ho incontrato di nuovo, ma non si ricordava questo particolare. A me è rimasto impresso. Poi andai in Piazza, ma ero troppo basso e non vedevo. Ero con un'amica più grande, che però non mi prese in braccio, ma mi raccontò quello che succedeva: «è Giraffa... no è Lupa... no no, è Giraffa... Vai è Lupa, ha vinto la Lupa». Io non ci capivo niente, era il primo Palio che vedevo e non sapevo cosa bisognava fare. Corsi in Contrada, e non c'era nessuno. Ero totalmente da solo. Non avevo idea che si dovesse andare in Provenzano... Durante la guerra nessuno mi aveva mai parlato di Palio, c'era da pensare ad altro”.