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Chiocciola-Tartuca, in tribunale per i confini. Vi spieghiamo perchè...

Via Pendola, sarebbe in questo punto il confine tra chiocciola e Tartuca

Andrea Bianchi
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Sarà un giudice ordinario a dirimere la controversia tra la contrada della Chiocciola e l'avversaria contrada della Tartuca per via di 50 metri di confine in Tommaso Pendola. L'assemblea del popolo di San Marco ha infatti votato la richiesta di rivolgersi al tribunale di Siena per risolvere definitivamente una polemica storica che va avanti da decenni e che dal 2010 è diventata per la Chiocciola una vera e propria battaglia storiografica che riporta la città indietro nel tempo e fa capire la straordinarietà della vita quotidiana dei rioni. Per la precisione, i dirigenti di San Marco reclamano circa cinquanta metri di strada in via Tommaso Pendola, individuata nel Bando in cui si afferma: "… salga la piaggia di San Quirico e vada fino all'Arco del Convento di Castelvecchio…". Ecco, quell'Arco che adesso non esiste più, è stato individuato anche da uno studio di due docenti universitari in via Pendola, vicino al numero 62 e al vicolo del Saltarello, come testimonierebbe anche una cartina topografica ritrovata qualche anno fa. Del ricorso alla magistratura il priore della Chiocciola Mauro Sani ha già informato il Magistrato delle contrade. La storia Entriamo nel cuore della faccenda. Tutto nasce nei primi anni Duemila con l'interesse, da parte di alcuni chiocciolini, ad esaminare stuzzicanti interrogativi legati all'incerto confine nord del territorio, quello propriamente detto della Piazzetta di Sant'Ansano. Ulteriori approfondimenti, studi e il rinvenimento anche di una carta topografica coeva al Bando di Violante di Baviera (1729), ha portato nel 2010 a far intraprendere alla contrada della Chiocciola (il priore era Roberto Martinelli) l'inizio di una querelle con l'avversaria che si è protratta fino ad oggi, appoggiata anche dagli onorandi Senio Corsi e Mauro Sani. Secondo i chiocciolini l'attuale posizionamento delle mattonelle di confine apposte dal popolo di Castelvecchio agli angoli finali di via Tommaso Pendola sarebbe errato "perché in contrasto con quanto dispone lo stesso Bando di Violante di Baviera". I dirigenti di San Marco nel maggio 2010 scrivono così una prima lettera sulla "controversia territoriale" ai dirigenti della Tartuca per trovare una risoluzione; una seconda missiva è datata dicembre 2011. Il priore Simone Ciotti, di concerto con il seggio della Tartuca, risponde nel dicembre 2012 sottolineando che Castelvecchio non si è posta fuori dalle regole scritte o tradizioni e che quegli stessi confini "sono stati decisi da entrambe le Contrade con pieno accordo dei Priori di allora che addirittura parteciparono personalmente alle operazioni di apposizione delle mattonelle", rinviando così la questione alla presa di posizione del Magistrato delle Contrade. Lo stesso Magistrato si è pronunciato nel febbraio 2014 con l'auspicio che le due contrade trovassero una "definizione consensuale" della questione, ma nel caso in cui non fosse stato possibile, Chiocciola e Tartuca avrebbero dovuto - nel solco della tradizione contradaiola - ricorrere ad un inappellabile arbitrato fino ad individuare nel sindaco di Siena il terzo giudice. Ma le due avversarie non sono arrivate né ad una definizione consensuale né all'arbitrato: "Non certo per volontà nostra" sottolineano i dirigenti chiocciolini, alla luce anche dell'ultima risposta della Tartuca del settembre 2015 in cui confermava che non avrebbe inteso riparlare della questione. Parla il priore Il priore Mauro Sani, che abbiamo contattato telefonicamente, ha stigmatizzato che "la contrada è arrivata a questa determinazione che non ha riscontri in passato soltanto perché la nostra avversaria non ci ha lasciato alcuna alternativa. Abbiamo pazientato sei anni, abbiamo fatto tutto quello che c'era da fare compreso mettere in atto quanto richiesto dal Magistrato delle Contrade. La Tartuca nel settembre 2015 ci ha risposto che non voleva saperne, che non si sarebbe seduta ad un tavolo con noi e pertanto abbiamo preso questa decisione. Crediamo di aver dimostrato più che buon senso, ora sarà un giudice ordinario ad avere l'ultima parola" ha concluso il priore di San Marco, Mauro Sani. In tribunale La contrada della Chiocciola, intenzionata ad andare fino in fondo alla vicenda, ha deciso di nominare un collegio di avvocati coinvolgendo anche un importante studio di procuratori di Firenze. L'assemblea del popolo, venerdì sera, ha quindi dato il via, con il 99 per cento dei consensi, all'azione legale che porterà a dirimere la controversia territoriale con la Tartuca davanti alla giustizia ordinaria grazie anche ad una voluminosa serie di documenti storici, oltre alla mappa topografica della città coeva al Bando di Violante e allo studio di due docenti universitari: “Attualmente - spiega la contrada della Chiocciola - le mattonelle di confine della Contrada della Tartuca risultano apposte ai canti finali di via Tommaso Pendola: ma tale posizionamento è errato. Una tale situazione (sulla quale è ragionevole pensare che abbia influito il parere espresso da Virgilio Grassi nel suo libro sui confini delle Contrade), contrasta peraltro con quanto dispone il Bando come risulta da una ricerca condotta dalla contrada della Chiocciola. Il Grassi collocava l'Arco del Convento di Castelvecchio alla fine della piaggia di San Quirico, probabilmente alla luce della mappa della Città disegnata dal Vanni alla fine del ‘500. Ma tale tesi è errata perché: l'arco visibile nella pianta del Vanni era una antica porta della città, difficilmente individuabile pertanto come l'Arco del Convento di Castelvecchio; ma, soprattutto, al tempo del Bando la porta in questione non era più esistente; circostanza quest'ultima determinante se si considera che il Bando, per le sue finalità di regolamentare confini territoriali, non poteva evidentemente rifarsi ad elementi urbanistici non più esistenti, ma solo ad elementi urbanistici presenti all'epoca. In realtà - sostiene ancora la contrada di San Marco - l'Arco era posto, come abbiamo detto sopra, poco oltre il punto dove via delle Murella, prima di raggiungere la piazzetta di Sant'Ansano, si fa più stretta, e collegava il Convento con l'Orto delle Monache - che si sviluppava dall'altro lato della strada -, consentendo alle religiose di poter oltrepassare la via senza essere viste, nel rispetto del voto di clausura. Ciò risulta inequivocabile da una pianta - che rappresenta la zona che interessa - realizzata dall'architetto senese Jacopo Franchini (coevo al Bando) ed è ulteriormente supportata da un disegno di Girolamo Macchi (anch'esso coevo al Bando), e da un documento del Comune di Siena del 1821 che conferma come il territorio antistante la chiesa delle monache di Castelvecchio appartenga alla contrada della Chiocciola”. Sonia Maggi