Professioni: Consulenti lavoro, bene nuova condanna per esercizio abusivo

A Torino

05.12.2018 - 16:46

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Torino, 5 dic. (Labitalia) - "Il Tribunale di Torino, con la sentenza n. 2485/2018, ribadisce la funzione fondamentale e concreta di tutela rivestita dagli ordini professionali, condannando per truffa e appropriazione indebita un individuo che esercitava abusivamente la professione di consulente del lavoro nonostante la sospensione per morosità dall’albo e un procedimento in corso dinanzi al consiglio di disciplina territoriale". E' quanto comunica una nota del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro. Una pronuncia, spiega la nota, "che si colloca in continuità con il solco giurisprudenziale già tracciato dal Tribunale Penale di Pesaro con la sentenza depositata il 14 marzo 2017, che ribadiva princìpi affermati e condivisi anche dalla giurisprudenza di legittimità nell’inquadrare la riserva di legge dell’esercizio delle professioni ordinistiche e punire severamente ogni abuso".

"Per questo motivo, infatti, il Tribunale -continua la nota- aveva condannato a 5 mesi di reclusione e al risarcimento delle spese nei confronti del Consiglio provinciale dell’Ordine di Pesaro-Urbino la titolare di un Centro di elaborazione dati (Ced) per esercizio abusivo della professione di consulente del lavoro". "Ora, nelle motivazioni alla sentenza n. 2485, il giudice del capoluogo piemontese evidenzia -spiegano i consulenti del lavoro- che l’imputato, condannato per truffa e appropriazione indebita, nel perpetrare la sua azione criminosa si fregiava del titolo professionale di consulente del lavoro, arrecando (fra gli altri danni) un severo nocumento alla credibilità professionale dei professionisti consulenti del lavoro, rispetto alla tutela dei quali l'Ordine è chiamato per fine statutario".

"Un principio -spiega ancora la nota- ribadito già dal giudice di Pesaro, il quale aveva riconosciuto che il danno risarcibile all’Ordine non è solo quello economico-patrimoniale, causato dalla concorrenza sleale subìta dai professionisti iscritti, ma anche quello, di maggior rilievo dal punto di vista sistematico del nostro ordinamento, non patrimoniale".

"Ovvero derivante dall’interesse, il cui presidio è prerogativa fondamentale del consiglio dell'Ordine, che la professione (nello specifico di consulente del lavoro) sia esercitata da soggetti muniti dei requisiti richiesti dalle norme cogenti per l’esercizio della professione e che, dal mancato rispetto di tali fondamentali regole, possano derivare ricadute pregiudizievoli per i professionisti legittimamente abilitati all’esercizio", chiarisce.

Per i consulenti del lavoro, "la sentenza di Torino rappresenta così un’ulteriore evoluzione di quell'arresto giurisprudenziale, confermando il riconoscimento, effettivo e non di mero principio, del diritto dell'Ordine professionale ad essere 'in prima linea' per la tutela della credibilità e dignità della professione e di ogni singolo iscritto, che si traduce nella capacità diretta e immediata di agire per un interesse tecnico, puntuale, specifico, processuale". "Un riconoscimento che viene quantificato e reso tangibile nel risarcimento del danno disposto dal giudice - sottolinea - che, al di là della misura dell'importo, conferma la concretezza e la necessità del ruolo dell'Ordine professionale".

“Una sentenza di grande rilievo che ancora una volta mette in evidenza come l’attività riservata in materia di lavoro debba essere svolta esclusivamente dai professionisti iscritti agli ordini e in particolare dai consulenti del lavoro. E che punisce penalmente chi millanta il possesso di titoli professionali o iscrizioni ad albi", commenta la presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, invitando ancora una volta gli iscritti a vigilare e denunciare agli Ordini provinciali di appartenenza tutte quelle situazioni riguardanti l'esercizio abusivo della professione. "Sono segnalazioni molto importanti che aiutano a tutelare la fede pubblica e le attività svolte dai professionisti regolarmente iscritti all'Albo nei confronti dei propri clienti", conclude.

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