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Vino: Col Vetoraz, Prosecco? Meglio parlare di 'Valdobbiadene Docg'

14.09.2019 - 00:19

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Roma, 13 set. (Labitalia) - Rinunciare definitivamente al termine Prosecco prediligendo invece 'Valdobbiadene Docg', per applicarlo a tutti gli strumenti commerciali, come packaging o etichette, e a tutte le azioni di comunicazione sia tradizionale che digitale. A compiere la coraggiosa scelta, fin dal 2017, è Col Vetoraz, con un obiettivo chiaro e significativo, che ricorda proprio nel giorno in cui comincia la vendemmia del Prosecco: rimarcare il valore della propria identità territoriale e diffondere un messaggio chiave che, ora più che mai, diventa necessario far arrivare al pubblico di consumatori italiano ma anche estero. "Noi produciamo ciò che siamo - affermano in casa Col Vetoraz - e in ogni calice di spumante si trovano tutte le nostre radici, di una terra che ci ha visto nascere ed evolvere".

"Quella delle colline del Conegliano Valdobbiadene è una storia secolare che improvvisamente, nel 2009, ha ricevuto un violento scossone. Per una scelta esclusivamente di natura politico-economica, Prosecco da quel momento non è più la vite che ottocento anni fa ha trovato qui dimora ideale, ma è diventata una denominazione estesa su nove province tra Veneto e Friuli. Territori privi di storia, dove la coltivazione della vite non è tramandata di generazione in generazione dalla sapienza dei vecchi, ma ha assunto una visione prettamente industriale", avverte l'azienda.

"Tutto ciò ha generato una situazione caotica, dove la semplice distinzione tra 'Prosecco' (vino prodotto nei territori creati nel recente 2009) e 'Prosecco superiore' (vino prodotto sulle colline storiche di Valdobbiadene e Conegliano) non è sufficiente per trasmettere in modo chiaro una precisa identità", sottolinea.

"Oggi la parola Prosecco - prosegue Col Vetoraz - è diventata generalizzante, col rischio reale di banalizzare e cancellare la secolare storia e vocazione delle colline di Valdobbiadene e Conegliano. L’azione intrapresa da Col Vetoraz parte proprio da questo concetto, a difesa di un’identità territoriale unica e non confondibile, costruita in anni di lavoro scrupoloso e appassionato, di ascolto e adattamento ai cicli naturali puntando all’eccellenza che oggi è il fiore all’occhiello di questa realtà di Santo Stefano di Valdobbiadene".

"Le colline che si estendono tra Valdobbiadene e Conegliano - ricorda - da più di ottocento anni ospitano la coltivazione della vite. La storia di un vino, soprattutto se di origine antica, è intimamente legata non solo alla terra che lo produce, ma anche agli uomini e alle donne che con esso sono cresciuti. Terra, clima, vino, costumi, tradizioni: in tutto questo sta il vero significato di 'terroir'.

"Nel corso dei secoli queste colline sono state aggraziate dal lavoro modellante dell'uomo, che ha saputo disegnare la tessitura di un paesaggio incantato. Da questa terra eletta, oggi Patrimonio Unesco, originano vini gentili, veri signori del benvenuto, complici di indimenticabili momenti di condivisione e interpreti perfetti della natura intrinseca del Valdobbiadene Docg. Solo rispettando l’integrità originaria, infatti, si possono mantenere gli equilibri naturali, l’armonia e l’eleganza che sono la chiave della piacevolezza degli spumanti di Col Vetoraz", conclude.

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