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Gesù è solo

Alessandro Meluzzi
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Quest'anno il racconto della “Passione” di Gesù è affidato all'evangelista Marco. Lo stile di Marco, sempre veloce, essenziale, incalzante, qui rallenta ed abbonda in particolari. Mc.14-15 sono la narrazione di episodi che si svolgono in luoghi precisi: la sala al piano superiore dove avviene l'ultima cena, il giardino del Monte degli ulivi, la casa del sommo sacerdote e la residenza del governatore romano, la via che conduce al Golgota dove avviene la morte, la tomba. La lettura attenta ci fa pensare che all'origine di questo racconto ci sia l'esperienza dei primi cristiani che ripercorrevano i passi di Gesù, meditando, ripensando a quei fatti alla luce dell'Antico Testamento per comprenderli. Si tratta quindi di una narrazione preoccupata più che mai della fedeltà storica dei fatti. Marco costruisce il suo racconto mettendo in evidenza che Gesù rimane sempre più solo: così lo sguardo si concentra su Gesù che invita il lettore a riflettere se non sia lui stesso, oggi, ad abbandonarlo. Lui, solo, prega nel Gethsemani, in una preghiera angosciata e drammatica, mentre i discepoli dormono; i discepoli, tutti, abbandonandolo, fuggono; Pietro sostiene di non conoscerlo; il sommo sacerdote con il suo consiglio lo condanna; il governatore romano e i soldati lo maltrattano; le sue ultime parole, sulla Croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, mostrano che persino Dio lo ha lasciato solo. Gesù è solo: se prima Marco ha mostrato Gesù in preghiera, solo con il Padre che gli parlava e illuminava la sua vita filiale, adesso la sua solitudine è totale. Ma adesso la narrazione della Passione di Gesù secondo Marco comincia a svelarci qual è il suo significato essenziale: la rivelazione nuova e piena di Dio. Dio ormai è dentro Gesù ed è operante dall'interno del suo cuore. Quando Gesù è spogliato di ogni speranza, di ogni potere, quando rimane solo in un incubo senza senso, senza speranza di poter sopravvivere, solo allora parla e dichiara la propria identità. Al “sommo” sacerdote che gli chiede: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”, Gesù, con estrema chiarezza, rompe il silenzio e risponde: “Io sono”. Gesù che nel Vangelo di Marco ha continuamente proibito di dire chi Lui è, che ha rifiutato di essere identificato con il potente che fa i miracoli, adesso dice il suo nome: “Io sono”, come Dio chiama se stesso quando si rivela a Mosè (Es.3,14). *Con la collaborazione di Andrea Grippo