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Non è facile ascoltare la voce del Signore

Alessandro Meluzzi
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La parola di Dio della seconda domenica del tempo ordinario è incentrata sul tema della chiamata: quella di Samuele ad essere profeta di Signore, quella degli apostoli ad essere inviati di Gesù Cristo. Ogni chiamata richiede un emittente e un ricevente che può rispondere positivamente o negativamente. Solo chi ascolta e discerne può rispondere in modo autentico. Noi battezzati siamo stati chiamati da Dio. La risposta alla chiamata richiede che noi viviamo secondo quei sì che, nei vari stadi di vita, abbiamo detto a Dio. Siamo stati chiamati per essere al servizio della causa comune che è la diffusione della buona notizia tra gli uomini. La prima lettura di oggi, tratta dal primo libro di Samuele, ci fa capire quanto è difficile intuire subito la chiamata di Dio. Samuele, infatti, ha bisogno di essere chiamato per tre volte. Dopo la triplice chiamata il giovane poté rispondere: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”. Le conseguenze di questa totale disponibilità ad accogliere la parola di Dio furono per Samuele straordinarie. Egli “crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. Con Dio dentro il nostro cuore e nei nostri pensieri possiamo fare grandi cose per la sua gloria e per la nostra santificazione. San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura, tratto dalla sua prima lettera ai Corinzi, evidenzia un aspetto importante di questa unione che porta alla vera comunione e ad una morale personale capace di trasformare il nostro essere ed agire in qualcosa di straordinariamente significativo: “Chi si unisce al Signore - scrive l'Apostolo delle genti - forma con lui un solo spirito”. Per cui, in questa nuova condizione essenziale ed esistenziale cambia il modo di operare. Da qui la raccomandazione e il monito: “State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Essere per il Signore, significa mettersi a suo servizio, rispondere alla sua chiamata e svolgere una precisa missione, quella stessa che è stata assegnata al gruppo dei primi discepoli a partire da Pietro, che non fu il primo a seguire Gesù, ma una volta scelto di farlo vienefu indicato da Gesù stesso come il capo del gruppo. Non a caso è Gesù stesso a cambiare il nome da Simone, figlio di Giovanni, in Cefa, in Pietro. Quando si incontra davvero il Signore la vita cambia radicalmente a partire da quella identità umana e anagrafica che diventa identità spirituale. Con la collaborazione di Andrea Grippo