Il Campidoglio e le sue oche

In fondo al pozzo

Nella testa del piromane

26.07.2017 - 15:17

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Vorrei entrare nella testa del piromane. Capire, se c'è, il meccanismo che lo porta a risolvere il rapporto con la natura circostante semplicemente dandole fuoco. Lo chiamiamo così, piromane, con un appellativo che sembra quasi divertente, della serie megalomane, sessuomane, cleptomane, mitomane.., quasi un gioco di parole condensato in una.
E, invece, è quell'ignoto e anonimo, salvo casi rarissimi, che passa il tempo a incendiare boschi, foreste, pinete, macchie, meglio se in aree protette, a cancellare ecosistemi, ovunque ci sia qualcosa che assomigli a una verzura, a una pianta, a un albero, e a mettere a rischio abitazioni, strade, paesi, la vita normale che dovrebbe essere anche la sua.
Intanto, il piromane esiste, si nasconde dietro l'informazione rassegnata che ascoltiamo nei telegiornali quando annunciano che "l'incendio è di origine dolosa".
Esiste e opera, mai a caso, con una strategia incendiaria premeditata e organizzata in modo che il rogo si sviluppi il più rapidamente e in quanti più punti possibile, in modo da garantire il risultato finale.
Allora, cosa gli passa per la testa? Proviamo a fare delle ipotesi.
Ha uno spirito dannunziano, alla figlia di Iorio che alla fine della tragedia si getta sulla pira esclamando "la fiamma è bella? No, non credo che il piromane abbia vocazioni e motivazioni letterarie.
Ha un'idea tutta cittadina e metropolitana della vita e dunque prova una repulsione immediata per la campagna, per il verde, per la tranquillità delle selve? No, semmai dovrebbe essere il contrario, sull'esempio del ragazzo della Via Gluck che sognava l'erba là dove c'erano solo colate di cemento.
Ama il fuoco, il fumo del legno che brucia, come il capitano Kilgore che, sui campi di battaglia del Vietnam e di Apocalypse Now di Francis Coppola, era deliziato dall'odore di napalm, odore di vittoria? No, il piromane non è un cinefilo.
Soffre le basse temperature e, dunque, fa di tutto per alzarle, magari non calcolando fino in fondo la gradazione raggiunta? No, il piromane opera d'estate, se fosse vera l'ipotesi, dovrebbe darsi da fare d'inverno. Ha la stessa pulsione totalitaria di chi brucia i libri nelle piazze? Ecco, qui ho l'impressione che cominciamo ad avvicinarci, siamo in presenza di un'altra specie di piromane, il biblio-piromane che odia i libri, forse perché non ha tempo per leggere, o perché nessuno gli ha mai raccontato che i libri non fanno male a nessuno, o perché non ha tempo da perdere con un libro fra le mani e ha ben altro da fare.
I libri come i boschi? Direi di sì, stesso disprezzo, stessa noncuranza, stessa indifferenza, stessa incapacità di percepire un valore fondamentale, che riguarda tutti, che si tratti della cultura come dimensione dello scambio, dell'ascolto, del dialogo, o dell'ambiente inteso come la sfera vitale nella quale tutti ci troviamo, con l'immensa bio-diversità che la costituisce e con un equilibrio che la nostra azione continua a modificare non sapendo bene quali possano essere gli effetti.
Il piromane, non perdiamo di vista l'insieme, fa in termini individuali quello che una ciminiera fa in grande, allo stesso modo in cui uno che brucia libri è solo la rotella di un sistema poliziesco.
E in entrambi mi pare di ritrovare una stessa perversione: l'estremo dell'ignoranza più rozza che si tocca con l'estremo della lucidità distruttiva, l'interesse più bieco come fine e come alibi all'interno di una condivisione inumana e criminale. 

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