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Il vandalo dell'elefantino

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Jacopo Barbarito
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Il più forte degli animali, come dice l'iscrizione che lo accompagna, non ha potuto opporre nulla all'insulto di chi non sa. Qualcuno non è riuscito a rimandare indietro l'impulso distruttivo e ha rotto una delle zanne dell'elefantino che in piazza della Minerva a Roma sorregge un obelisco egiziano, meravigliosa contaminazione di pagano e cristiano, antico e moderno. Non si sa come lo sciagurato abbia fatto, se abbia tentato di arrampicarsi o se, preso da un istinto selvaggio di fronte a quella grazia e magnificenza, gli abbia assestato un colpo che l'ha spezzato. Non importa, sono dettagli, l'evidenza è quella di una ferita brutale inferta alla bellezza ironica e gentile scolpita di Lorenzo Bernini nel 1667. Ogni tanto questi gesti ritornano. L'aggressione alla Barcaccia e alla scalinata di Fontana di Trevi da parte di orde di tifosi offuscati dall'alcol, il consueto bagno che un visitatore decide di prendersi nella Fontana di Trevi, le teste degli illustri scapocciate a Villa Borghese.. I precedenti sono tanti, per stare solo alla Capitale, e a ogni sfregio si levano la protesta, la rabbia, la richiesta di misure che proteggano dai vandali che non meritano nemmeno la vista del patrimonio che osano toccare. La zanna offesa riaccende le polemiche e ci ricorda quanto fragile ed esposta sia la nostra ricchezza artistica. Alcune considerazioni. I vandali esistono, la sintesi barbarica allude all'indifferenza e all'ignoranza che manifestano e all'imbuto di superficialità e di aggressività in cui devono essere finiti per darsi a queste gesta. Ci sono, colpiscono e spesso svaniscono. E invece sarebbe bello che vengano individuati e obbligati per legge a rimediare alla loro insipienza: facciamogli fare i custodi dei musei, obblighiamoli a studiare, sì a studiare, a conoscere quello che non sanno o non sono in grado di conoscere, altrimenti non farebbero quello che fanno, mandiamoli a proteggere e a vigilare contro la violenza insensata che loro hanno inferto. Esemplari pene alternative. Rigorose, tali da costringere a convivere e a interrogarsi su quello che prima non vedevano e non capivano. Ma, attenzione, non dobbiamo nemmeno farne un alibi. I cattivi sono loro e tutti gli altri ok. No, il barbaro che distrugge è solo una manifestazione clamorosa rispetto a un'insensibilità di massa che preoccupa e non si riesce a capire se e come possa essere arginata. Avete presente queste ondate di turisti del fine settimana, mattina-sera, panino, zaino, che si abbattono sui centri storici, passeggiano, si accasciano, comprano un souvenir che non ricorda niente e ripartono? Riempiono piazza San Marco a Venezia, vanno a osannare il Papa, sciamano per Pompei, congestionano Piazza della Signoria a Firenze. Per carità, tutti hanno il diritto di spostarsi e andare dove vogliono, però le nostre città quanto potranno resistere a questo assalto indiscriminato? Si dirà, è il turismo di massa, una fatalità come le cavallette e una ricchezza per tanti, e però non sarà che questo esito l'abbiamo pilotato con tante scorciatoie, con le licenze a pioggia che hanno cancellato i negozi storici e spalmato nelle città cosiddette d'arte una compagnia paninara, birre, pizza, b&b abusivi, chioschi, gadgets, magliette, valida per tutte le ore e per tutte le stagioni? Non sarà la ricchezza potevamo perseguirla con il rispetto e che abbiamo preso strada più breve e cialtrona, senza lungimiranza, incapaci di capire che la bellezza non è nostra e che non ha tempo, è il presente, il passato e il futuro e che non è questa o quell'opera ma un costume, una sensibilità, un modo di stare al mondo con gli altri e di sentirsi in una storia comune. Tutta la mia mesta solidarietà all'elefantino di Piazza della Minerva.