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Italiani a cena da Obama

Guido Barlozzetti
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Sarà strumentale, organizzata al momento giusto, furba, paracula, dite quello che vi pare, a me questa cena italiana alla Casa Bianca piace. D'accordo, Obama sarà anche all'ultimo passo presidenziale, ma è pur sempre il Presidente degli Stati Uniti, mica un occasionale inquilino di un palazzo di Washington, e che l'ultimo State Dinner sia riservato al nostro Presidente del Consiglio - che lì tutti, ma proprio tutti, ci rappresenta - e agli ospiti diversamente illustri che lo accompagnano non mi sembra una scelta frettolosa e a tirar via. Vieni a cena e porta chi ti pare. E voglio dirla tutta, lasciamo perdere le contingenze e le coincidenze che ognuno è libero di interpretare come gli pare, questa cena a me piace a prescindere. Li ha convocati Renzi? Va bene, li ha convocati Renzi. E allora? Cosa c'è di vergognoso nel presentarsi alla Casa Bianca con Bebe Vio, Giorgio Armani, Paolo Sorrentino, Roberto Benigni, Raffaele Cantone, Fabiola Gianotti, Giusi Nicolini e Paola Antonelli? A me sembra il contrario e mi sento orgoglioso che qualcuno vada in giro accompagnato da alcuni concittadini che danno lustro a un paese fin troppo chiuso e rinserrato dentro se stesso, imbolsito nelle polemichette quotidiane, incapace di guardare oltre il naso delle proprie piccolezze. La corte di un potente che ha bisogno di rinfrescare l'immagine in attesa del big match del 4 dicembre? Inutile fare le vergini sul pisello, la politica è fatta anche di questo e, francamente, certi commenti mi fanno pensare alla vecchia e sempre attuale storia della volpe e dell'uva. E, comunque, io sono contento, al di là dei sospetti e delle ironie, che sul palcoscenico più importante dell'America - e persino del mondo - sfilino alcune persone che testimoniano non solo e non tanto del loro successo personale, ma della vitalità di una cultura, di una storia, di una tradizione fatta di creatività, coraggio, fiducia, competenza, trasparenza e solidarietà. Sono contento di vedere Obama che stringe la mano ai protagonisti del cinema, della moda, dello sport e delle paralimpiadi, della ricerca scientifica, della cultura artistica, della cultura dell'accoglienza e della legalità: non siamo di fronte a una parata velleitaria, come spesso ci accade di vedere, al solito circo di nani e ballerine messo insieme per l'occasione, no, quel gruppo di compatrioti non rappresenta uno stereotipo raffazzonato, esprime piuttosto nella concretezza esemplare delle sue esperienze un'idea dell'Italia, una bella idea dell'Italia. E chi denigra tutto questo non capisce la differenza tra la polemica politica e l'appartenenza a una società e alle qualità più profonde che, nonostante gli acciacchi e i colpi subiti, ne fanno ancora un punto di riferimento nel mondo. Esportiamo grande litigiosità, corruzione, catastrofi (non) naturali, delitti, criminalità organizzata.. Tutti ci ricordiamo la copertina tedesca con la pistola sugli spaghetti, gli attacchi che ci arrivarono in occasione del processo a Meredith Kercher o certe esibizioni volgari di qualche leader. E noi stessi dimentichiamo - o non ci ricordiamo più - il passato che abbiamo alle spalle - con tutte le contraddizioni, le luci e le ombre - e non abbiamo più la capacità di riconoscere il merito e il valore della differenza, tanto più quando contribuisce a farci sentire il mondo e gli uomini nella forza di una coesione che sia giusta, bella e vera. Del resto, questa era la grande utopia della filosofia e dell'umanesimo, che la verità, il bene e la bellezza fossero facce diverse di uno stesso spirito. Oggi abbiamo meno certezze, ma quella cena alla Casa Bianca ci rincuora. guidobarlozzetti@tin.it