La sarabanda del Sì e del No

La sarabanda del Sì e del No

05.10.2016 - 10:22

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Si o no? Ho l'impressione che i prossimi due mesi ci risucchieranno in una sarabanda di confronti che diventeranno scontri, spiegazioni prossime all'insulto, appelli all'ultimo sangue, in attesa dell'ordalia del 4 dicembre che deciderà della proposta di riforma costituzionale e del cosiddetto Italicum.
Ovviamente, e non sarebbe il caso di dirlo, tutti hanno il diritto di pensare quello che vogliono e ognuno farà la scelta che si sentirà di fare. Lo dico perché questo tentativo di riflessione non vuole entrare nel merito della proposta e dunque non è e non vuole essere una perorazione per il sì o per il no.
Vorrei piuttosto sottolineare il clima che minaccia di raggiungere temperature da global warming. Perché questa atmosfera da crociata? Perché questa contrapposizione violenta e irridente in cui alla fine rischia di passare in secondo la discussione sul merito della riforma e la riflessione su un passaggio che, in un caso o nell'altro, sarà decisivo per i prossimi anni?
Il nodo sta sempre lì, in un perverso e ormai strutturale rapporto tra politica, informazione e spettacolo e in quello logorato e deludente fra politica e società. Con alcuni paradossi che mi sembrano significativi.
Partiamo dal Presidente Renzi. La sua irruzione sulla scena della politica italiana è avvenuta nel segno della rottamazione e sulla sua capacità di tenere insieme politica e antipolitica, di stare dentro e fuori, di entrare nelle istituzioni e di rappresentare la voglia di cambiamento del Paese. Non è una storia estemporanea, il nostro paese è sempre stato sensibile ai messia, agli homines novi che si presentano sulla scena e vengono investiti della funzione salvifica rispetto all'inerzia della realtà. Questa molla potente nasconde però in sé un doppio rischio.
Anzitutto, le promesse sono attese al bagno con le cose, con lo stress che ormai comporta una politica mediatica che ha contratto i tempi e incalza day-by-day, pena la percezione di un fallimento. Chi assume e personalizza all'estremo il discorso (mediatico) della politica non può sorprendersi se poi gli si rovescia addosso il conto (dove, certo, ci stanno anche tutte le trappole della politica-spettacolo e di una politica presa sempre più in un gioco tutto di superficie) e da protagonista in positivo viene percepito da una parte rilevante di chi gli aveva dato fiducia addirittura come un antagonista o un capro espiatorio. Chi di immagine colpisce, di immagine.. perisce.
Poi, c'è l'antica questione della politica e della società. Bene, i motivi sono tanti, tantissimi, stanno nella storia recente e meno recente. Adesso, ci troviamo con il 50% del Paese che potrebbe non votare e, fra quelli che vanno a votare, cresce il numero di chi lo fa per protestare, con un bisogno di rifiutare e demonizzare l'esistente, le istituzioni che sarebbero corrotte e lontane e chi le rappresenta.
In questo quadro, si è verificato un doppio slittamento.
Da un lato, il voto sulla proposta di riforma è diventato un giudizio sul Presidente del Consiglio, percepito da molti non più come l'equilibrista tra politica e antipolitica, quanto piuttosto come il potere istituzionale lontano dai cittadini.
Dall'altro, anche qui per motivi che mettono insieme storia, cultura, media, crisi.., i cittadini sono cambiati, nel senso che è cresciuta la brutalità irriguardosa e malmostosa del rifiuto e della protesta, la voglia tutta di pancia (ma anche la pancia ha le sue ragioni che spesso hanno a che fare con la difficoltà se non con l'impossibilità di sbarcare il lunario) di dire la parola che è un'arma di difesa e offesa. No!
Cosi è, se vi pare.

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