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Gsk, braccio di ferro sui contratti a tempo determinato

Riccardo Pagliantini
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Seicento lavoratori con il sogno di diventare a tutti gli effetti un dipendente della multinazionale del farmaco. Una speranza adesso affidata alla trattativa che la settimana prossima vedrà seduti attorno allo stesso tavolo il sindacato e i rappresentanti della Gsk. Un vero e proprio braccio di ferro per “stabilizzare - spiega Marco Goracci, segretario provinciale Filctem della Cgil - il più alto numero di dipendenti possibili e porre fine ad un utilizzo eccessivo e sistematico del tempo determinato”. Un compito non facile visto che al momento la Gsk vuole come contropartita l'aumento della percentuale dei lavoratori in staff leasing, “ovvero dei dipendenti che hanno un contratto a tempo indeterminato con le agenzie interinali e che vengono di fatto dati in affitto all'azienda”. Una percentuale massima ad oggi stabilita, dopo le trattative sindacali del 2011, nel 10 per cento della forza lavoro stabile. Un aumento che viene chiesto dopo che il decreto dignità non concede più l'utilizzo di un lavoratore a tempo determinato per più di 12 mesi senza una specifica motivazione. “Accade così che la nuova normativa - continua Goracci - porti ad un forte turn over tra i dipendenti: di fatto a fine contratto il lavoratore viene sostituito con un altro che copre le stesse mansioni. Noi chiediamo all'azienda che questo non avvenga più ma non solo”. Negli anni infatti l'utilizzo massiccio del lavoro a tempo determinato, i dati riferiti alla scorsa primavera indicavano in circa 400 il numero di persone assunte tramite Ranstad e Adecco, e in 200 quelle in staff leasing, ha portato a situazioni con anzianità aziendali che toccano i 10 anni. “Uomini e donne - continua il rappresentante della Cgil - che stanno aspettando un contratto diretto con Gsk. Chiediamo all'azienda che inizi un percorso di stabilizzazione che prenda in considerazione più l'anzianità di servizio che le valutazioni sul rendimento: anche perché se un lavoratore non svolge bene il proprio incarico non lo si riconferma per così tanti anni”. Una serrata trattativa tra azienda e sindacato, con quest'ultimo pronto a rivedere la percentuale del lavoro in staff leasing “ma solo con l'obiettivo di andare ad una progressiva riduzione del numero di contratti non diretti con la Gsk”. Insomma da una parte l'azienda chiede più lavoratori in affitto per superare i paletti del decreto dignità mentre il sindacato meno turn over e una progressiva stabilizzazione con contratti diretti con la multinazionale del farmaco. “Un percorso complesso ma che riteniamo - conclude Marco Goracci - indispensabile per riportare il numero dei tempi determinati nel giusto equilibrio con quella che è la realtà aziendale”. Ad oggi i lavoratori con un contratto diretto con Gsk, tra la sede di Siena e quella di Rosia, sono 2160.