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La tenuta di Suvigliano dalla mafia alla collettività

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Susanna Guarino
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Undici anni sono passati dal definitivo sequestro. Ma adesso finalmente ci siamo. "Nei prossimi mesi - annuncia l'assessore alla presidenza e alla legalità, Vittorio Bugli - la tenuta di Suvignano nei comuni di Monteroni d'Arbia e Murlo (in provincia di Siena ndr) sarà finalmente restituita alla collettività. E lo stesso succederà ad altri terreni e immobili confiscati alla criminalità organizzata". La tenuta di Suvignano - poco più di settecento ettari, diciassette coloniche e 21 mila metri quadri tra immobili e magazzini, sequestrata una prima volta dal giudice Falcone nel 1983 e definitivamente nel 2007 con la condanna in giudicato dell'imprenditore Piazza - è un po' il simbolo dei beni confiscati in Toscana alla mafia, che assommano a circa quattrocentocinquanta particelle e quarantasei di aziende diffusi in una cinquantina di comuni. L'azienda, dal 1993 in capo ad un amministratore giudiziario, ha avuto finora una gestione sostanzialmente conservativa. L'annuncio della suo prossimo conferimento, da tempo atteso e con un progetto pilota di agricoltura sociale già pronto da anni, arriva in apertura del convegno dedicato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione, alla presentazione del primo rapporto annuale sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana, affidato dalla giunta alla Normale di Pisa.