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Rigopiano: morta dopo oltre 40 ore, sperava in WhatsApp

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Sergio Casagrande
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Non sono morti tutti sul colpo. Una donna, che figura tra le vittime dell'hotel Rigopiano travolto dalla neve, è sicuramente rimasta viva, sotto le macerie, per almeno 40 ore e 47 minuti durante le quali ha disperatamente tentato di telefonare e di inviare messaggi di aiuto via WhatsApp. A rendere nota la notizia è stato il quotidiano "La Repubblica" il 30 aprile 2017 in prima pagina. La notizia è stata poi ripresa da molti media e anche TgCom24 che riporta che "La prova è nello smartphone di una delle vittime, Paola Tomassini. Che per 40 ore e 47 minuti ha cercato disperatamente di telefonare e di inviare messaggi via Whatsapp. Mai giunti a destinazione perché la neve aveva spazzato via anche le comunicazioni. Ora i contenuti del suo telefono sono agli atti dell'inchiesta della procura di Pescara". Un particolare che rende ancor più agghiacciante la vicenda e che dimostra che se i soccorsi fossero riusciti a giungere rapidamente, o comunque prima di quando purtroppo sono arrivati, qualcuno si sarebbe potuto salvare. La donna, infatti, sarebbe morta per il freddo. Quando il suo corpo è stato ritrovato, lei stringeva ancora in mano il telefonino. Paola Tomassini, originaria di Montalto, aveva 46 anni e lavorava all'autogrill di Campofilone sull'autostrada A14: all'hotel Rigopiano era in vacanza con il fidanzato, Marco Vagnarelli, anche lui rimasto ucciso. La valanga di Rigopiano - come ricorda Wikipedia - si è verificata  il 18 gennaio 2017 presso l'omonima località, frazione del comune di Farindola, in Abruzzo. La slavina, distaccatasi da una cresta sovrastante, ha investito l'albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, causando ventinove vittime. Si tratta della tragedia causata da valanga più grave avvenuta in Italia dal 1916 e dal 1999 in Europa. Tra le ipotesi che a provocare la valanga siano state le scosse di terremoto.