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Scaramelli: "Fondazione non dovrebbe aderire ad aumento di capitale Mps"

Sonia Maggi
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La Banca torni a fare la Banca e la Fondazione sia solo Fondazione. Questo aumento di capitale può essere l'occasione per la Fondazione di considerare la propria partecipazione nella Banca esclusivamente come una partecipazione carattere finanziaria residuale. La Fondazione non dovrebbe partecipare all'aumento di capitale, bensì dovrebbe creare un grande progetto di rilancio del proprio patrimonio, di conservazione e di valorizzazione. Ai valori attuali già conservare e far rendere il proprio patrimonio, intorno ai 400 milioni di euro, può consentire una redditività intorno ai 15 milioni di euro annui. Importi che, investiti sul territorio, possono produrre impieghi nei settori strategici dello sviluppo, dall'economia alla cultura, dal rilancio del tessuto imprenditoriale al consolidamento infrastrutturale del territorio. Un vantaggio e un volano dello sviluppo economico della provincia di Siena: la dote di 15 milioni di euro all'anno può essere molto importante, averla o non averla può fare la differenza. Per realizzare questo progetto di rilancio, la Fondazione deve vincere la tentazione di giocare a fare i banchieri, deve stare fuori dalla Banca, ad ognuno il proprio ruolo. E in questa prospettiva, se la Banca torna a fare la Banca, come quando è nata, quando è cresciuta, quando non c'era ingerenza della politica, ecco che Mps può lavorare per tornare grande. Altro nodo cruciale sarà il momento in cui l'aumento di capitale dovrà determinare un'aggregazione, così come gli organismi sovranazionali pretendono, un passaggio che si sarebbe potuto scongiurare se si fosse fatto come avevo detto lo scorso anno. La Banca andava commissariata, salvaguardata e fatta trasformare in banca regionale, ma, ormai, l'unico auspicio è che possa diventare il punto centrale di una Banca di carattere internazionale che favorisca la crescita europea della città, una visione culturale nuova, capace di aprirla al mondo. Il riferimento è ad una divisione nazionale, un modello simile a Bnp Paribas che di Bnl ha fatto una grande banca nazionale e conservato la direzione centrale dove era. Siena, allo stesso modo, deve conservare la direzione in città, i livelli occupazionali, i servizi aggiuntivi, sulla città del Palio. La banca avrà davanti a sé la sfida occupazionale, quella di preservare i posti di lavoro, in primis, nella nostra città e nel nostro territorio, per poi tornare a fare reddito. L'auspicio è che in questo aumento di capitale ci possano essere interessi internazionali che consentano alla Banca di essere ancora un grande punto di riferimento nazionale. Non sarebbe accettabile per Siena divenire una succursale di una Banca popolare italiana: sarebbe la fine di una storia, la nostra storia, nata nel 1472. Da montepaschino e da senese muovo lo scatto di orgoglio di una città che deve tenersi stretto il gioiello più grande donato dai propri nonni. Stefano Scaramelli