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Candidatura di Piero Ricci: i due punti di vista del Pd

Sonia Maggi
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Sabato 18 aprile sarà detta la parola definitiva sulle candidature del Pd per il consiglio regionale. Sarà la direzione guidata dal segretario Dario Parrini a stabilire chi tra Simone Bezzini, Piero Ricci, Stefano Scaramelli e Marco Spinelli potrà correre per il consiglio regionale. Solo per tre di loro ci sarà posto. La direzione provinciale si è espressa ed ha scelto Bezzini, Scaramelli e Spinelli ma tocca alla struttura regionale decidere chi entrerà in lista. Oggi, giovedì 16 aprile, c'è stata la guerra dei comunicati. La direzione provinciale ha scritto che “la commissione di garanzia provinciale non ha accolto il ricorso presentato da alcuni membri della direzione provinciale. Poiché il regolamento regionale "non prevede né espressamente la nullità di una delibera assunta in assenza del quorum dei due terzi, né la necessità di riconvocazione della direzione provinciale “. Ma per l'associazione Confronti, che fa capo ad Alberto Monaci, la lettura viene ribaltata: "Piero Ricci è di nuovo in corsa per entrare nella lista delle regionali dopo che la commissione di garanzia del Pd, testualmente, ha deliberato: ‘L'esito della direzione provinciale del Pd non può essere considerato una delibera formalmente assunta ma assume la valenza di un atto di ricognizione'. Questa la formula usata dai garanti - riferisce l'Associazione Confronti - per definire la votazione che aveva escluso Ricci dalla rosa dei nomi. Si riparte dunque dalle autocandidature valide presentate da Piero Ricci, Bezzini, Scaramelli, Spinelli e Raspanti sulle quali la direzione regionale convocata per domani dovrà trovare una sintesi, così come prescritto dai garanti che nel verbale sottolineano: "lasciamo ogni valutazione alla Direzione Regionale, unico organismo che, ai sensi del regolamento, deve approvare la lista dei candidati". Confronti continua: “Adesso sarà proprio l'organismo regionale che si troverà davanti ad un bivio: candidare Ricci e rispettare la pluralità come principio di democrazia che sta alla base del Pd”.