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Fondazione, fine di Siena Biotech e nomine nel cda di Banca Mps

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Sonia Maggi
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La deputazione amministratrice della Fondazione Mps ha sancito nel pomeriggio del 28 febbraio, il distacco definitivo da Siena Biotech. E chi aveva confidato in una disperata operazione di salvataggio dell'ultimora ha perso definitivamente ogni speranza. La deputazione amministratrice di palazzo Sansedoni ha deliberato di non erogare quei 5 milioni circa, necessari per un concordato preventivo che altro non sarebbe servito che a pagare i creditori. E a questo punto al commissario liquidatore non resta che insistere, come vuole la prassi, sulla procedura di fallimento. I registri verranno depositati in tribunale e la società cessa di esistere in questa formula. Per i dipendenti significa cessazione del rapporto di lavoro, o disoccupazione, a meno di trattative alternative per nuova occupazione da aprire in altra sede e con altri soggetti di riferimento. Ma i lavoratori non mollano e proseguono con l'occupazione dell'azienda e con il loro impegno nei laboratori. Una pagina triste della storia di Siena Biotech, gioiello della neonata Fondazione Mps (2001) decaduto a meno di dieci anni dalla sua inaugurazione. Il finanziamento elargito dalla “Da” di venerdì scorso a vantaggio di Toscana Life Sciences non entra nel merito ma prosegue nella linea della partecipazione alle operazioni di start up nell'ambito della ricerca trasformata in occasione imprenditoriale. Intanto le dimissioni di David Martinez, rappresentante del socio Fintech, dal cda di banca Mps ufficializzato venerdì 28 febbraio, prestano il fianco ad una considerazione meramente matematica a proposito della composizione del board di piazza Salimbeni e della lista per le nomine ormai prossime. Attualmente il cda è composto da 12 membri, numero allargato da Mussari e rimasto invariato nell'epoca Profumo-Viola. Fino ad oggi la composizione rispettava i criteri di parità di genere con il 20 per cento di presenza femminile nel cda, ma con le nuove norme (approvate dall'ultima assemblea del Monte) che portano la presenza rosa al 50%, si pone un chiaro dilemma matematico. Con gli attuali 12 membri, la prima lista, vale a dire quella elaborata dai pattisti e che deve esprimere il 50 per certo della composizione del cda, può indicare sei nominativi, di cui tre donne e tre uomini. Attualmente i candidati dati per certi, sarebbero 4 e tutti uomini, Viola Profumo e i due in rappresentanza di Fintech e Btg Pactual già presenti nel cda. Ora, a meno che i pattisti (Fondazione esclusa) non abbiano in serbo candidature femminili a sorpresa, ma pare di no perchè si ipotizzano già i nomi del successore di Martinez e sarebbero tutti maschili, Banca Mps sarà giocoforza obbligata ad ampliare il numero dei membri del cda di almeno due unità, altrimenti c'è il rischio che uno dei due, o Viola o Profumo, per ovvi criteri di spartizione, non possa essere ricandidabile.