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Fallimento Ac Siena, per i consulenti il valore del marchio venne sopravvalutato

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Riccardo Pagliantini
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Nuova udienza del processo sul crac dell'Ac Siena ieri al tribunale di Siena. Protagonista della discussione in aula il caso della controversa vendita del marchio della società, analizzato attraverso l'ascolto di tre consulenti dell'accusa, che hanno relazionato sui motivi tecnici della stima al rialzo, affidata al tempo ad un incaricato. I periti hanno asserito che il calcolo – che teneva conto delle specificità delle squadre calcistiche, sponsor e bacini d'utenza - fu errato, attribuendo un valore più alto dell'effettivo, circa 25 milioni di euro, a fronte di una valutazione oggetto di successiva perizia, non più alto di 4-5. Affermazioni che avvalorano la tesi dell'accusa, per la quale si trattò di una plusvalenza finalizzata a consentire alla società calcistica di ottenere risorse fresche da immettere a bilancio. La vicenda è al centro anche di un'indagine parallela avviata dalla Procura, scaturita nei rinvii a giudizio per l'ex presidente Mps Giuseppe Mussari, l'ex numero uno dell'Ac Massimo Mezzaroma e di alcuni dirigenti della banca. Nella prossima udienza si passerà all'ascolto di tre ufficiali della Guardia di Finanza e di due funzionari dell'agenzia delle entrate.