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Siena, gli estremisti di destra che volevano far saltare la moschea di Colle interrogati dalla Digos

Susanna Guarino
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Saranno sentiti nei prossimi giorni dalla Digos a Firenze i dieci indagati senesi ritenuti parte della cellula di estremisti di destra che voleva far saltare in aria la moschea di Colle Val d'Elsa. Le dieci persone, insieme agli arrestato Andrea e Yuri Chesi, sono stati oggetto di lunghe indagini con intercettazioni ambientali e telefoniche. Intanto il legale di Andrea Chesi, il 60enne reputato capo della cellula di estremisti neri senesi, chiederà al giudice la possibilità di far tornare al lavoro il proprio assistito, che si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di detenzione illegale di munizionamento bellico. Una concessione di cui usufruisce da alcuni giorni il figlio Yuri (impiegato in una concessionaria di auto) per cui il gip ha disposto l'obbligo di dimora. L'avvocato Francesco Pletto, che assiste entrambi, farà richiesta per attenuare la misura restrittiva e permettere a Chesi senior di poter far ritorno alla sua occupazione presso banca Monte dei Paschi. Si confida sulla collaborazione mostrata dal 60enne durante l'udienza di convalida dell'arresto e sulla sua dichiarata volontà di ovviare ai suoi errori e chiedere scusa alle persone minacciate, in primis i responsabili della moschea di Colle Val d'Elsa. Il tutto in attesa dei risultati degli accertamenti effettuati a Roma sulla qualità degli esplosivi sequestrati nei blitz dello scorso 12 novembre, che non arriveranno prima di due mesi. Si andrà quindi ad inizio 2020. La difesa dei Chesi nutre ampi dubbi sul fatto che quegli ordigni d'epoca, molti dei quali recuperati in giro per la Provincia grazie al metal detector, potessero rappresentare ancora un pericolo reale.  Nella giornata di oggi, giovedì 28 novembre, una nuova operazione a livello nazionale, con perquisizioni in tutta Italia.