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Quelle lacrime per Diana

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Michele Cucuzza
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Ero a Londra, per il TG2, la sera del 31 agosto di 20 anni fa, poche ore dopo la tragica morte di Diana sotto il tunnel dell'Alma a Parigi. Si era fatto tardi, sono andato in fretta dalle parti di Kensington Palace, dove da divorziata aveva continuato a vivere Di (come la chiamavano i tabloid inglesi). Con mia grande sorpresa non sono neanche riuscito ad avvicinarmi al palazzo dove, avevo saputo, si poteva firmare il registro delle condoglianze e niente di più (la salma di Diana era ancora in Francia).  Una coda ordinata e interminabile si snodava lungo isolati e marciapiedi: accanto alla gente, a terra, appoggiati a muri e cancellate migliaia di bouquet di fiori, pelouche, fotografie, lumini e soprattutto poesie e bigliettini, una sterminata raccolta di dichiarazioni d'affetto, esattamente quelle che si mandano al partner, dove la parola amore rimbalzava da un messaggio all'altro per centinaia e centinaia di metri.  Stupefatto ho guardato il cartello che intanto avevo notato accanto a me: 'da qui 6 ore' c'era scritto, come a dire la notte intera. I londinesi non sarebbero andati a dormire per mettere una firma per Diana. Notato un collega della BBC che stava realizzando il suo sevizio, gli ho chiesto di spiegarmi. 'Voi italiani fate fatica a cogliere il primo dato: la famiglia reale è parte integrante dell'esistenza di tutti noi britannici, uno per uno, una relazione ineludibile: voi non avete istituzioni o famiglie speciali come la nostra cui possiate sentirvi così legati. Diana - ha continuato - malgrado la burrascosa separazione di 5 anni fa e poi il divorzio, gli scontri con i Windsor, le sofferenze nel ménage in cui 'erano in tre' messe a nudo sui media, i toni polemici della stampa nei suoi confronti, i gossip sui suoi amori prima e dopo la rottura con Carlo, per noi è rimasta parte integrante della famiglia reale. Le seconda ragione - ha aggiunto - è che Diana è davvero la principessa della gente, 'the people's princess', come l'aveva definita Tony Blair, per il suo impegno sociale contro le mine, contro le discriminazioni nei confronti degli ammalati di Aids da volontaria della Croce Rossa, per il suo generoso darsi alla gente, ai bambini che abbracciava, a chi se la passava peggio, la sua umanità, empatia. Malgrado il gelido disprezzo suscitato presso la Regina, Diana ha reso più vicina ai cittadini la monarchia, modernizzandone stili e valori. Per questo soprattutto la gente la rimpiange'.  20 anni dopo l'eredità di Diana e l'affetto per lei rimangono intatti, trasferiti su Kate e i figli di Di: William e Harry che ho visto, il 6 settembre, davanti alla bara della madre guidare a piedi il corteo funebre, accanto a Carlo, Filippo e lo zio conte Spencer, seguiti da migliaia di persone a Londra e da due miliardi e mezzo di telespettatori nel mondo.  Neanche una lacrima sui loro visi, una tortura per un bambino e un adolescente, in nome di quella rigidità regale di cui Harry avrebbe fatto volentieri a meno, come sua madre e come lui stesso ha poi rivelato rievocando quel dramma.  Lacrime che invece nessuno nascondeva a Londra mentre gli altoparlanti diffondevano da Westminster i toni struggenti di Elton John che dedicava a Diana 'Candle in the wind'. Compresi il cameraman e il fonico britannici con i quali ho raccontato in diretta per il tg quell'incredibile ondata di devozione e affetto per una principessa, nella metropoli più avanzata d'Europa, sul finire del secondo millennio.