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Due riflessioni sulla Francia

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Jacopo Barbarito
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In Italia ne parliamo poco, ma nella Francia di Macron ci sono almeno due argomenti che fanno presa al di là delle riflessioni d'obbligo sul risultato delle presidenziali, in attesa delle elezioni parlamentari di giugno. Interessano anche noi, apparentemente opposte: la convinzione che il multiculturalismo si stia rivelando impossibile e sia destinato a naufragare, complice il terrorismo jihadista, e - dall'altro lato - l'idea che lo stato, nell'epoca della rarefazione del lavoro, si dovrà occupare di dare un sostegno economico a tutti i cittadini, senza condizioni, che lavorino o no, che abbiano introiti bassi o meno, il reddito universale di esistenza. Bozzoli di riflessioni, istantanee, niente di definitivo, grumi ancora sparsi che tuttavia attraggono l'osservatore esterno più della constatazione che anche in Francia l'elettorato è polarizzato tra chi ha tratto vantaggio dalla mondializzazione e chi invece ne è stato danneggiato, che i partiti tradizionali non riscuotono più fiducia e consenso, che anche qui soffiano forti i venti della rassegnazione e del risentimento. E che nessuno parla di ambiente tranne Jean-Luc Mélenchon, il candidato outsider di sinistra. Le riflessioni diverse mi sono state offerte da un gruppo di giovani parigini che comprende anche mia figlia Carlotta, professoressa di italiano al liceo, e il compagno Barnabé Anglade, manager in un'azienda di giochi elettronici . Dunque, nella Francia storicamente terra d'immigrazione postcoloniale, martellata da due anni da sanguinosi attacchi terroristici dell'Isis, sta montando una nuova avversità nei confronti degli 'arabi', moderna e laica, che solo indirettamente si affianca alla xenofobia tradizionale alla Le Pen: questa è la patria dei diritti che valgono per tutti, a patto che tutti rispettino le regole, assolutamente aconfessionali. Dunque, non solo burka al bando, ma anche il semplice velo indossato nelle diverse forme dalle donne musulmane. Ricordate i poliziotti impegnati a reprimere i burkini in spiaggia? In Francia non ci si può caratterizzare per la propria religione, il paese è aconfessionale e tale deve rimanere. Impossibile arretrare, tollerare, fare eccezioni. Un'ostilità al multiculturalismo che non coinvolge i più giovani - abituati a viaggiare, interessati a conoscere culture e società anche lontanissime - ma i loro genitori, compresi gli ex sessantottini del famoso 'maggio' di 49 anni fa che avevano scosso il regime gaullista in nome degli ideali internazionalisti di Cuba, del Vietnam, della Cina maoista. Come finirà? Difficile dirlo. Intanto i più giovani mostrano più interesse per l'obiettivo lanciato dal socialista Benoit Hamon, che pure ha ottenuto soltanto un magro 6% al primo turno: il reddito per tutti finanziato dallo stato. Vagamente ispirato alle teorie del liberista Milton Friedman, sancisce l'impossibilità di sconfiggere la disoccupazione e proclama il diritto per tutti i maggiorenni a percepire un reddito dalle istituzioni, un diritto per chiunque , dal più povero al più ricco. Un'idea nuova di valutazione della salute economica della società e del ruolo dei cittadini. Come realizzarla concretamente, al momento nessuno lo sa (in fondo neanche lo stesso Hamon, che ha enunciato solo generici progetti di prelievi sui patrimoni e di tasse sui robot che hanno destato curiosità anche in Italia). Resta la suggestione, certamente meno rassegnata delle chiusure culturali, dello scontento, dell'assenza di entusiasmo.