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Difficile il patto con tutti gli americani

Michele Cucuzza
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“La vittoria di Trump è una sorpresa, gli interrogativi sono tanti ma dobbiamo avere il coraggio di scuoterci e di stare a vedere cosa farà il nostro quarantacinquesimo Presidente”. Il professor Emilio Iodice, direttore emerito della Loyola University di Chicago a Roma ed ex consigliere presidenziale, è uno dei milioni di americani che non si aspettavano l'arrivo del tycoon alla Casa Bianca. Le sue considerazioni a caldo costituiscono un'interessante testimonianza degli umori di una parte del paese, quella che non si è lasciata affascinare dai toni aspri e dai propositi ‘scorretti' dell'outsider miliardario, dal progetto della costruzione del muro di confine con il Messico al divieto d'ingresso dei musulmani in America: “le istituzioni negli Stati Uniti funzionano, si tratta di capire in cosa potrà consistere la nuova era annunciata da Donald Trump, cosa farà concretamente per creare quell'America che vorrebbe più grande. Lui ha vinto perché l'establishment, le strutture politiche e chi ne fa parte, non riescono più a stare in contatto con milioni e milioni di elettori che vivono anni di crisi, che hanno perso il lavoro e non si sentono più parte di una società che non risponde alle loro esigenze. E' un fenomeno che si sta verificando, in parte, anche in Europa e in Italia. Donald Trump sa che ci sono milioni di operai che non hanno più un'occupazione, le grandi fabbriche sono chiuse, si sono trasferite in Cina, tante famiglie non riescono a mandare i figli nelle università troppo costose, una parte importante della società non vive più il ‘sogno americano'. Trump lo ha capito e per questo ha vinto”. Eppure Obama ha creato tanti nuovi posti di lavoro, rivendicando il merito di aver portato il paese fuori dalla crisi: “è vero solo in parte perché la crescita rimane molto debole, Barack non è riuscito a soddisfare le attese di molti dei suoi sostenitori. Trump ha capito che milioni di ispanici e di afroamericani non hanno ottenuto granché negli ultimi otto anni: ecco perché non hanno votato per Clinton, sono rimasti a casa, a differenza di quanto i democratici pensavano”. Possiamo quindi accertare quali voti sono mancati a Hillary? “Anche tantissime donne colte, dei ceti più elevati, quelle che criticavano Trump per i suoi atteggiamenti sessisti, non hanno scelto Clinton, non sono andate a votare. Al contrario delle donne bianche dei ceti operai che hanno votato per Trump: non fa parte del sistema, hanno pensato, non è compromesso, non è in mano alle lobby. Giocando d'azzardo, hanno scelto lui. I democratici inoltre hanno erroneamente puntato sugli ispanici, convinti che avrebbero riversato su Clinton un'enormità di voti: si sono completamente sbagliati. Stesso discorso per gli afroamericani che - a suo tempo - avevano votato al 95 per cento per Brack Obama. Stavolta invece, non avendo fiducia in Hillary, non sono andati ai seggi. Intanto milioni di altri voti confluivano, forse come mai prima, concordi su Trump”. Che previsioni fare, a questo punto? “Cominciamo dall'estero: tutti gli accordi e le intese fin qui scontate tra Stati Uniti, gli altri pesi e l'Europa saranno messi in discussione. Compresa la Nato, che pure ha sempre fatto parte della nostra tradizione. Trump ha detto che vorrà rinegoziare tutto. Anche il rapporto con l'Europa sarà diverso: una volta che avrà ridefinito in maniera più chiara quali sono gli interessi americani in Europa , il presidente dovrà aprire un dialogo nuovo con Bruxelles per determinare differenti equilibri: vedremo quali. Anche per quanto riguarda gli stessi Stati Uniti prevale l'incertezza, quella registrata dai mercati mercoledì mattina appena dopo l'elezione a sorpresa di Trump. Il presidente neoeletto dovrà per prima cosa costruire un nuovo patto politico con il paese, con i repubblicani del suo stesso partito, con i democratici dell'opposizione, con tutta la società americana per convincere tutti a credergli, ad avere fiducia in lui. E' un lavoro enorme, non so come potrà fare”.