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Impariamo tutti da Checco Zalone

Michele Cucuzza
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"Oggi mia nipote compie venti anni, anche per lei è importante pensare a che paese vogliamo essere, a che futuro vogliamo avere”. Si è presentata così Hillary Clinton al suo primo duello televisivo con il rivale Donald Trump, posta in gioco la presidenza degli Stati Uniti: un tocco al lato privato, alla famiglia e subito di seguito la politica. In facile successione gli obiettivi, snocciolati come ovvi, appropriati per il futuro della nipote e, manco a dirlo, di tutti gli americani: nuovi posti di lavoro, redditi più alti, investimenti per infrastrutture, banda larga, energie rinnovabili, reddito minimo potenziato, università pubbliche gratuite per i meno abbienti. “Ci racconti queste cose da trent'anni, sei come tutti i politici” l'ha incalzata l'avversario, l'outsider miliardario Donald Trump, chiedendole “perché dovresti mantenere le promesse questa volta?” rivolgendosi così ai 100 milioni di ascoltatori davanti alla tv in quello che per alcuni è già il dibattito del secolo. Funziona così la comunicazione e vale per tutti, non solo per i politici o i volti noti. Non si tratta (soltanto) di sciorinare promesse: se vuoi raggiungere tutti, devi essere raggiungibile da tutti. Devi saper essere chiaro, sintetico, attraente, in grado di catturare chi ti sta davanti con “argomenti, visioni, valori” come ha chiesto Lester Holt, il conduttore del dibattito. E infatti lo scontro è stato spettacolare, uno dei più vivaci che si ricordino, con Hillary che ha confermato la sua maggiore competenza, manifestando la giusta dose di aggressività nei confronti dell'avversario mentre The Donald è stato a suo modo efficace anche se meno controllato, incarnando ancora una volta il ruolo dell'uomo di successo estraneo alla casta in grado di riportare legge e ordine in un paese senza una guida idonea. Due figure contrapposte, Clinton e Trump, tutte e due a proprio agio nel maneggiare le regole più aggiornate della comunicazione sul campo, quella che docenti e specialisti analizzano nelle aule universitarie. Ciò che invece è mancato, per dire, dalle nostre parti, attorno all'As Roma mobilitata per i 40 anni di Francesco Totti e scossa da un'intervista fuori dai denti della moglie Ilary che ha definito Spalletti “un uomo piccolo” mentre il presidente Pallotta dovrebbe “pensare prima di parlare”. Che cortocircuito di messaggi mentre Francesco appariva nei video di celebrazione della sua meravigliosa e infinita carriera, i cucchiai, le sbruffonate in campo, i più belli dei suoi 250 gol con la maglia della “magica” e intanto Morandi cantava: “mi son tenuto il mio segreto e ‘ho messo a nudo la mia anima” e la voce fuori campo commentava: “c'è elettricità nell'aria”. Già, ce n'è stata parecchia nel club giallorosso al punto che, mentre riceveva i videomessaggi di auguri di compagni di squadra e di romanisti celebri preparati per lui dalla società, Totti è stato costretto a spiegare sui social che l'intervista della moglie non rispecchiava il suo pensiero: “capisco la sofferenza di Ilary per il mio disagio della scorsa stagione. Oggi però con Pallotta e Spalletti c'è sintonia totale: ho grande stima dell'allenatore e un rapporto schietto e leale con il presidente”. Affermazioni che non cancellano i dubbi di fondo: siamo sicuri che Totti non sapesse niente dell'intervista della moglie? E, in ogni caso, nel club le cose torneranno come prima? E' la comunicazione che, ci piaccia o no, per essere efficace non può essere ondivaga, contorta, contraddittoria. Al contrario può essere vincente anche quando è paradossale, provocatoria come nel magnifico spot girato da Checco Zalone a sostegno della ricerca contro la Sma (atrofia muscolare spinale). Fa il verso al politicamente scorretto, all'irritazione e all'aggressività nei confronti dei disabili e in questo modo spiazza e cattura, fa sorridere e riflettere: un modo decisamente originale, questo sì, di comunicare la denuncia dell'indifferenza, il nostro dovere di solidarietà.