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Migranti, l'Ue ha le sue colpe

Michele Cucuzza
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Dopo i lacrimogeni a Idomeni, il blocco del Brennero minacciato dall'Austria malgrado le parole inclusive del Presidente Mattarella (“i muri sono zavorre per l'Unione europea”), i 15mila nuovi posti da trovare in Italia per i rifugiati in arrivo dalla Libia, torna a riaffiorare la tensione sulla questione sempre aperta dei migranti. A farci da barometro, a questo proposito, è Shukri Said, blogger e giornalista italo-somala, opinionista nei talk show televisivi. Un incontro che è anche l'occasione per ripercorrere fino alle origini le ragioni dell'emergenza. “La febbre è certamente risalita per la paura degli attentati, dopo Bruxelles e Parigi, uno stato di ansia che - oltre i nativi italiani - vivono anche gli immigrati, non lo dimentichiamo. Se aggiungiamo il fatto che gli arrivi dei rifugiati sui barconi nelle nostre coste sono continui (malgrado le sciagure e i morti che purtroppo a volte li accompagnano) mentre l'Unione europea non riesce ad affrontare il problema, se consideriamo che in Italia la crisi economica si vede meno ma continua a mordere e gli xenofobi antieuropei ne approfittano per soffiare sul fuoco, ce n'è abbastanza per cogliere l'aria che tira. Tuttavia, nessuno che aspiri a un minimo di credibilità dovrebbe parlare di invasione in corso. L'Europa è un continente di 500 milioni di persone: i migranti arrivati dal 2015, dall'inizio di quest'ultima emergenza, sono meno dell'uno per cento, una quota irrilevante. Lo stop c'è stato invece, almeno in Italia, sulle politiche dell'integrazione a livello nazionale: tutti gli esponenti di origine straniera, orientati in questo senso, da Kyenge a Touadi, sono usciti di scena”. Non mancano però, sul territorio, gli esempi d'eccellenza, come Riace, in Calabria, dove 800 richiedenti asilo, accolti dal sindaco Domenico Lucano (indicato per questo come uno dei 50 leader più influenti del mondo) hanno risvegliato e risollevato l'economia di un borgo fantasma: “non è l'unico caso. Anche Santorso (Vicenza), Chiesanuova (Torino), Capua (Caserta) e tanti altri piccoli comuni, grazie all'arrivo dei rifugiati, hanno riattivato i servizi, riaperto le scuole, rivalorizzato le attività locali. La vittoria del coraggio e delle idee: senza dimenticare che un paese con il 28 per cento di anziani come l'Italia ha comunque bisogno di forza lavoro”. E' vero tuttavia che se non si riesce a uscire dalla dimensione dell'emergenza, dall'impressione che nessuno riesca a governare il fenomeno dell'emigrazione, la tensione difficilmente potrà ridimensionarsi: “una grave responsabilità ce l'ha l'Unione europea, che prima è stata incapace - per gli egoismi nazionali - di superare le norme del trattato di Dublino introducendo l'asilo europeo che avrebbe consentito ai migranti la libera possibilità di muoversi nell'area Shengen e di distinguere tra richiedenti asilo da accogliere e migranti economici da respingere e riaccompagnare nei paesi di origine, poi ha pensato bene di offrire 3 miliardi di euro alla Turchia per trasferirvi i profughi ammassati in Grecia, una mossa considerata da molti priva di sensibilità oltre che concretamente impraticabile. Non solo: è mancata quasi del tutto la politica di cooperazione che si sarebbe dovuta attuare da anni in Africa e nel vicino Oriente, l'unica che avrebbe consentito alle popolazioni locali di rimanere in pace nel loro territorio. Al contrario, rincorrendo gli Stati Uniti d'America si sono fatte guerre sbagliate dove alla cacciata dei dittatori non è seguita la costruzione di credibili strutture statali, in Iraq prima, in Libia dopo, fino al caos attuale della Siria, determinando, oltre agli scontri interreligiosi e tribali, le condizioni per l'origine e l'espansione del terrorismo dell'Isis. I mutamenti, anche più problematici, vanno affrontati con lucidità. Impossibile pensare di fermare la globalizzazione: doveroso invece impegnarsi per governarla. Con umanità. Anche secondo le parole di Papa Francesco da Lesbo”. [email protected]