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Gli sconti di pena non funzionano

Michele Cucuzza
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Niente sconti di pena, né riti abbreviati o patteggiamenti per i condannati per i reati più gravi, quelli che turbano maggiormente l'opinione pubblica (omicidio, terrorismo, mafia, violenza sessuale, favoreggiamento dell'emigrazione clandestina). Condanne più severe per chi viola le norme dei codici nella pubblica amministrazione (dalla corruzione all'abuso d'ufficio). Nessun beneficio per i recidivi, i latitanti e gli evasi nuovamente catturati . Tutto questo allo scopo di rendere più difficile la consuetudine per cui chi si macchia delle colpe più frequenti e intollerabili riesca rapidamente e puntualmente a uscire di prigione, facendola sostanzialmente franca. E' la 'certezza della pena', così come la invoca 'Addiopizzo', associazione di volontariato antiracket di Catania (oltre 100 tra imprenditori, commercianti e professionisti che pubblicamente hanno dichiarato di non pagare la mazzetta alle cosche, interventi nelle scuole e nelle case famiglia, murales in città per diffondere tra i giovani la memoria delle vittime di Cosa nostra). Una proposta di riforma di diverse norme dei codici che è già stata appoggiata da singole personalità come Manfredi Borsellino, Sonia Alfano, il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava, l'attore siciliano Leo Gullotta e che la presidente di 'Addiopizzo', l'avvocata Chiara Barone, ha depositato in Parlamento, secondo la norma della Costituzione che prevede petizioni dei cittadini alle Camere: la speranza è che adesso i parlamentari delle commissioni competenti decidano di esaminarla, eventualmente modificarla e portarla, in tutto o in parte, in aula per il voto. “Oggi”, allarga le braccia Barone, “subisce la cosiddetta misura cautelare, cioè il carcere prima del processo solamente chi rischia non meno di 5 anni, anche se colto in flagranza di reato: è una pena altissima, che lascia in libertà moltissimi imputati, compresi coloro che devono rispondere di abuso d'ufficio, truffa, usura. Secondo noi si dovrebbe scendere a 3 anni. Non solo: diciamoci la verità. Anche dopo la condanna, chi ha commesso un omicidio , grazie a benefici vari, rimane generalmente in carcere per non più di 8-9 anni. E' giusto? Non solo così non c'è nessun effetto deterrente, ma la società deve anche assistere passiva al paradosso per cui le vittime dei reati più gravi e le loro famiglie sono meno tutelate dei criminali che li commettono. Bisogna cambiare: andremo da tutti i gruppi politici, le istanze dal basso devono essere trasformate in legge dai nostri rappresentanti”. 'Addiopizzo' non si nasconde il rischio di essere etichettata come 'manettara': “Hanno già cominciato a darci dei 'giustizialisti'. In realtà crediamo fortemente nella rieducazione del condannato, conquista fondamentale in un paese civile come il nostro, sempre che costui sconti effettivamente la pena . Facciamo sì, allora, che i sistemi rieducativi dentro le carceri funzionino veramente, che ci siano gli assistenti sociali, gli psicologi: investiamo nella rieducazione dei colpevoli”. Altra obiezione: l'Italia ha un serio problema di sovraffollamento delle carceri, la Corte europea dei diritti dell'uomo ci ha condannati: “Ampliamo la capienza delle carceri” è la risposta. “Si può fare riutilizzando o recuperando le strutture in disuso ma già esistenti. E poi bisogna firmare accordi bilaterali con gli stati esteri perché gli extracomunitari, che in gran numero riempiono gli istituti penitenziari , scontino la pena nei loro paesi di origine. Altra misura, sempre invocata ma mai adeguatamente realizzata, l'incremento del personale nei tribunali, dai magistrati ai cancellieri, per accelerare i tempi dei processi. Le strade percorribili sono diverse: l'importante è non rassegnarsi a subire le carenze del sistema per giustificare il fatto che sempre meno condannati scontino il carcere”. La proposta di 'Addiopizzo' per la certezza della pena sarà nei dettagli on line, su 'change.org'.