Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Se la difesa è sparare

Michele Cucuzza
  • a
  • a
  • a

Prendete uno dei temi più controversi e divisivi del nostro ordinamento giuridico: la legittima difesa e la possibilità di cambiare la legge che la regola, sull'onda dell'emozione suscitata dal caso del pensionato di Vaprio D'Adda accusato di omicidio volontario per aver ucciso un albanese che stava per rapinarlo in casa. Immaginate che il dibattito se dare alla vittima di un furto licenza di sparare in quanto aggredita nella proprietà e non solo nella persona diventi l'oggetto di uno scontro teatrale, di una sfida tra due squadre di oratori addestrati alla retorica che gareggiano fra loro argomentando una volta a favore del cambiamento della legge e subito dopo sostenendo il contrario. Probabilmente l'ultimo posto dove vi verrebbe in mente di ambientare la tenzone verbale, da far valutare a un'apposita giuria che decreti la squadra vincitrice, è un carcere. Invece, prima ancora che il penitenziario di Bollate aprisse al suo interno il ristorante “InGalera”, proprio la casa circondariale più famosa d'Italia, “Regina Coeli”, a Roma, ha visto sabato scorso - per iniziativa di un attore e regista generoso come Enrico Roccaforte (“Baarìa”, “Montalbano” e “La catturandi” in attesa di messa in onda su Rai1) - due squadre in gara tra loro capaci di argomentare entrambe prima pro e poi contro il diritto a sparare per mettere in fuga i ladri: i gruppi in gara erano composti uno da studenti dell'università di Tor Vergata e l'altro da detenuti, adeguatamente preparati con quattro incontri di addestramento sull'argomento. “E' la prima volta che capita una cosa del genere nel nostro paese”, sottolinea Roccaforte che pure ricorda come il format originale con l'idea della sfida in carcere sia d'origine americana, adattato alla situazione italiana da Flavia Trupia, presidente dell'associazione ‘Per la retorica'. “Sulle prime i detenuti intenzionati a partecipare alla gara, una quindicina in tutto, hanno discusso liberamente: ognuno diceva la sua sulla legittima difesa, poi però hanno dovuto imparare a sostenere anche idee opposte alle loro convinzioni, secondo le regole della retorica. Un esercizio straordinario di adattamento all'ascolto dell'altro oltre che una prova di recitazione, di comunicazione diretta, convincente e pacifica”. Nella gara di sabato, dopo gli universitari pro armi, sono intervenuti i detenuti sostenendo la visione opposta: l'hanno motivata tre portavoce e due addetti agli appelli per il voto. Gli stessi reclusi, poi, hanno usato gli argomenti di chi ritiene troppo restrittiva l'attuale legge sulla legittima difesa mentre gli studenti hanno fatto il contrario. Alla fine, la giuria composta da giuristi e giornalisti ha proclamato vincitori i detenuti. Assieme ai corsi di legalità, catechesi e buddismo, la musicoterapia e i laboratori teatrali (uno curato dallo stesso Roccaforte) le attività culturali di Regina Coeli, una struttura sovrappopolata con i detenuti in gran parte in attesa di giudizio o di trasferimento, non possono essere di lunga durata: “tuttavia - spiega Roccaforte - siamo riusciti a lavorare con un certa continuità. Non ci interessava tanto conoscere per quale reato era finito dentro chi voleva partecipare alla gara, anche se abbiamo saputo che, oltre agli spacciatori, c'era chi era accusato di reati anche molto gravi: di tutte le etnie mediterranee, i detenuti hanno dimostrato grandi qualità umane e, pure, notevole sensibilità. Difficile da digerire, pensando alla pericolosità sociale e alle sofferenze procurate a volte ad innocenti da parte di chi commette reati. Non solo: nelle loro parole, nei sorrisi, nella partecipazione si percepiva come un senso di libertà recuperata, un'esperienza vera di ripensamento. Con un precedente illustre, il film Cesare deve morire, girato a Rebibbia dai fratelli Taviani, abbiamo realizzato qualcosa che aiuta loro a mettersi in discussione e spinge noi a non rifiutare i rapporti apparentemente più difficili”. [email protected]