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Il caso Regeni è la punta di un iceberg

Michele Cucuzza
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Non ci sono solo le umiliazioni subite da milioni di profughi, costretti dalla guerra e dalla repressione a cercarsi un altro posto dove ricominciare a vivere o i sanguinosi attacchi in mezzo mondo del terrorismo che dice di ispirarsi all'Islam. E neppure, in Italia, soltanto lo squadrismo che impedisce di parlare all'Università al professor Angelo Panebianco: secondo Amnesty International, che ieri ha organizzato flash mob in tutta Italia per chiedere verità e giustizia sull'assassinio di Giulio Regeni al Cairo, a causa delle violazioni dei diritti e dei conflitti oltre 70 anni di progressi della civiltà sono in pericolo in tutto il mondo. Si va dall'America Latina e i Caraibi dove l'anno scorso quasi un omicidio su quattro è stato compiuto tra Brasile, Messico, Venezuela e Colombia, con le autorità che danno risposte solo militaristiche alla crescente influenza delle reti della criminalità, per poi passare all'Africa, dove quest'anno sarà celebrato l'anno dei diritti umani e dove per tutto il 2015 continui combattimenti nella Repubblica centrafricana, nella Repubblica democratica del Congo, in Sudan, Sud Sudan e Somalia hanno causato migliaia di morti tra i civili. Guerre, torture e maltrattamenti anche in Asia, soprattutto in Paesi come l'Afghanistan e il Myanmar (Birmania), dove alla sofferenza delle popolazioni si affianca l'impunità dei colpevoli delle violenze. Intanto, mentre in Medio oriente i conflitti armati in Siria, Iraq, Yemen e Libia hanno continuato a causare un numero incalcolabile di morti e feriti, oltre a flussi inarrestabili di migranti in fuga, anche in Europa il 2015 è stato un anno nero, iniziato con i feroci combattimenti in Ucraina e conclusosi con pesanti scontri nella Turchia orientale. In una situazione come questa, Amnesty invoca il rafforzamento dei sistemi di protezione dei diritti umani e civili, trattandosi apertamente di questione di vita o di morte. “Vanno protetti - sottolinea Antonio Marchesi, presidente di Amnesty Italia - i difensori dei diritti umani nei diversi paesi e rafforzato, nelle istituzioni globali, il sistema di tutela internazionale, impedendo per cominciare il ricorso al veto dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu in situazioni di crimini e atrocità di massa che ha per conseguenza l'assenza di qualunque intervento della comunità internazionale”. Avvicinandoci a noi, ecco la Francia che - in nome della lotta al terrorismo - vara leggi speciali controverse, come la revoca della cittadinanza ai condannati con passaporto francese. Non mancano per contro le condanne per violazione dei diritti della Corte europea di Strasburgo, compresa l'ultima nei confronti dell'Italia, per il caso Abu Omar, l'imam egiziano condannato per terrorismo dopo essere stato portato via da Milano da un commando della Cia nel 2003 e trasferito nel suo paese d'origine dove ha subito pesanti torture. Una vicenda controversa sulla quale ora la Corte dei diritti dell'uomo ha stabilito che l'Italia ha applicato il legittimo principio del segreto di stato “in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili del rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti di Abu Omar non dovessero rispondere delle loro azioni”, malgrado gli sforzi in senso opposto della magistratura. Su un altro caso aperto, Amnesty Italia ha lanciato una campagna con l'hashtag: #veritàper giulioregeni. “L'Egitto deve dare una risposta chiara all'Italia sul suo assassinio al Cairo. Non ci accontenteremo di niente di meno della verità: in quel paese, che sta subendo una pesante ondata repressiva e dove si stanno moltiplicando i casi di arresti arbitrari, sparizioni e violenze di natura politica, purtroppo la tortura è una prassi ancora molto utilizzata. Le nostre istituzioni non possono accettare risposte posticce. Lotteremo”, promette l'appello fatto firmare ieri agli studenti di scuole e università , nelle piazze e nei luoghi di cultura “finché non sapremo come è morto Giulio”. [email protected]