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A spasso col fucile in mano

Michele Cucuzza
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C'è poco da scherzare, a differenza di quanto hanno fatto in tanti nei loro tweet lunedì sera: qualcosa è andato storto nel corso della mobilitazione scattata in seguito all'allarme terrorismo di cinque giorni fa nella stazione Termini di Roma, conclusasi fortunatamente nel migliore dei modi. Era di plastica, un regalo per il figlio, il fucile che imbracciava Luca Campanile, con il quale ha viaggiato per 8 fermate della metropolitana. Ha spaventato a morte una donna che ha chiamato il 112, ha preso la scala mobile per salire nell'atrio della stazione, ha comprato il biglietto da un distributore, ticket in mano ha passato il varco per l'accesso ai convogli. E' stato ripreso dalle telecamere della stazione, ha raggiunto il suo treno per Anagni, mentre Termini veniva circondata da 14 volanti e almeno 70 uomini delle nuove unità speciali e intanto - rilanciata dalle tv - la notizia metteva in ansia il paese intero. “Se fossi stato un vero terrorista, ne avrei combinato di cotte e di crude” ha detto il piazzaiolo 44enne a SkyTg24, “nessuno mi ha fermato”. Purtroppo c'è da pensare che potrebbe avere ragione. Non si discute della professionalità e della tempestività dell'intervento delle nostre forze di polizia, che in pochi minuti hanno di fatto svuotato e circondato il più grande scalo ferroviario d'Italia. Tanto meno pensiamo che - come è stato detto - si debba perquisire chiunque prende la metropolitana o va verso il suo treno, lungo i binari a Termini come in un'altra stazione. Il problema è un altro. Lunedì sera, intorno alle 19.30, per una ventina di minuti, c'è stato un allarme al massimo livello; l'Italia intera aveva visto un tipo con la giacca azzurra e il berretto che teneva in mano un fucile con la canna rivolta verso il basso: nessuno, nemmeno la sicurezza, poteva immaginare che si trattasse di un giocattolo. L'uomo si è diretto lungo i binari dopo aver lasciato la metro, è salito a bordo del suo treno e nessuno l'ha individuato. Solo dopo la partenza del convoglio il capotreno e un carabiniere - ignari dell'accaduto - gli hanno chiesto spiegazioni e hanno immediatamente chiarito che portava con sé un regalo per il figlio, tanto è vero che il militare non lo ha nemmeno identificato. L'Italia ha tirato un sospiro di sollievo, grazie al cielo. E se quel fucile non fosse stato un giocattolo? Qui non sono in discussione i dispositivi di sorveglianza messi in atto in modo encomiabile su tutto il territorio nazionale con grande spirito di sacrificio e dedizione da parte delle nostra forze di polizia. Basti pensare all'arresto del presunto jihadista, la settimana scorsa, a Cosenza. Stiamo parlando di un uomo che ha destato allarme prima nelle metro, poi a Termini, quindi in tutta Italia perché inequivocabilmente armato, come appariva nel video della stazione: tutti sapevano che era lì, le forze di sicurezza erano mobilitate, dentro e fuori la stazione, armi alla mano, e nessuno lo ha visto, tanto meno fermato, malgrado quell'oggetto nero e sottile che teneva in mano e che sbucava da sotto la giacca e che appariva chiaramente come un'autentica canna di fucile. “Per me è stato un pomeriggio normalissimo” ha poi commentato Campanile, al quale andrebbe suggerito di tenersi un po' più informato su quanto sta succedendo da alcuni mesi nel mondo. Nel corso della settimana, altri dettagli sono stati messi a fuoco: incrociate le immagini riprese dalle telecamere, si sono individuati tutti gli spostamenti di Campanile , le persone che ha casualmente incrociato. Si è parlato di “potere della suggestione” a proposito dell'allarme rimbalzato dal dispiegamento delle forze di sicurezza ai breaking news delle televisioni. Ci si è spinti fino a definirla una sorta di “prova generale”: purtroppo gli ultimi avvertimenti di Europol su nuovi rischi di attentati ci obbligano ancora alla vigilanza, con il massimo di concentrazione.