Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Doping, una questione di cultura

Andrea Niccolini
  • a
  • a
  • a

“Bisogna ristrutturare completamente il sistema sportivo, probabilmente non solo nazionale, per dare umanità all'allenamento e agli atleti, nel rispetto assoluto della loro salute, togliendo di mezzo qualunque sistema di aiuto chimico alla prestazione, anche il più banale, non solo quello ufficialmente considerato doping”. C'è profonda amarezza nelle parole del professor Michelangelo Giampietro, medico da 31 anni specialista in medicina dello sport, carriera che lo ha visto partecipare per il Coni anche ad alcune Olimpiadi: reagisce così alla notizia dei 26 campioni di atletica leggera, da Donato a Meucci, da Howe a Gibilisco, per i quali la procura antidoping del Coni ha chiesto due anni di sospensione per aver eluso i controlli tra il 2011 e il 2012.  “E' un fenomeno culturale e etico”, prosegue Giampietro: “Occupandomi anche di nutrizione dico sempre che le corrette abitudini alimentari sono la prima forma di prevenzione del doping, tanto quanto l'avere allenatori preparati, coscienziosi , che pensino più al bene dell'atleta che ai suoi risultati sportivi e alla propria carriera. L'allenatore e il medico devono essere al servizio dello sportivo per garantirgli anzitutto una buona salute e, poi, anche una buona capacità di prestazione. Puntare esclusivamente al risultato ci fa entrare in un vortice aberrante. A noi interessa un'azione di prevenzione per i giovani atleti: anche perché non ci saranno mai controlli sufficienti per debellare il fenomeno se agiamo solo al vertice”. L'esperto riflette anche sui possibili sviluppi dello scandalo: “Purtroppo il fenomeno doping è trasversale. Infatti mi par di capire che in futuro ci possano essere nuove comunicazioni riguardanti altre discipline, oltre l'atletica. Anche se, da sportivo, mi auguro di no. Ma come non è stato giusto, a suo tempo, dare tutta la colpa al ciclismo, oggi non è il caso di addossare ogni responsabilità alla sola atletica leggera”. Senza riferimento al doping, qualche giorno fa l'icona della pallavolo Francesca Piccini ha avuto parole dure nei confronti delle sue colleghe più giovani, che ha definito “viziate, molli, senza valori”. Il professor Giampietro allarga le braccia: “In alcune discipline sportive è così. Rispecchiano l'andamento generale della nostra società e dei nostri adolescenti: meno preparati ad affrontare con i propri mezzi e solo con quelli le difficoltà della vita e dello stesso impegno sportivo. Si fa sempre affidamento sull'aiutino, dei genitori o dei conoscenti per farcela a scuola, per trovare un lavoro, e di qualche farmaco per superare momenti di difficoltà. E' così che si perde la fiducia in se stessi e nei propri mezzi e, pure, la capacità di accettare una sconfitta: non devo cercare una sofisticazione del mio corpo, pur di arrivare all'obiettivo. Quando c'è di mezzo la salute, il fine non giustifica mai i mezzi”. Torniamo allo scandalo e alle previsioni per le Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016: “Gli atleti coinvolti, sospesi, potranno appellarsi: il provvedimento nei loro confronti non è dovuto alla positività al doping, non c'è stata squalifica. Vedremo le loro reazioni a tutela del proprio onore”. Di sicuro alcune considerazioni possono essere ribadite: “Il fenomeno doping è purtroppo un fatto mondiale, non è limitato a una federazione e a pochi atleti di questa o quella nazione. Coinvolge tutti i Paesi: l'agenzia mondiale antidoping deve essere messa in condizione di fare con efficacia e senza lacune i controlli, che potrebbero essere ancora più incisivi. Quelli attuali mostrano purtroppo falle evidenti”. Intanto, nelle stesse ore, lo scandalo Fifa si è esteso, con altri 10 arresti: “Purtroppo, chi come ha fatto sport dai 10 anni e l'ha seguito come medico sportivo da 31, può solo parlare di delusione cocente. E' una sconfitta anche personale: uno fa quello che può, nel proprio piccolo, ma evidentemente io e tutti gli altri come me non siamo stati abbastanza incisivi per cambiare le cose”. [email protected]