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La terza vita di Irene

Michele Cucuzza
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Una donna che ha saputo cambiare attività per tre volte, sempre con successo. A sorprenderci è Irene Pivetti, che a 31 anni era stata la più giovane presidente della Camera, poi era diventata una show girl televisiva di successo e ora fa l'imprenditrice proponendo il made in Italy all'estero, in Cina in particolare. E' a capo di “Only Italia”, una rete di 2.400 imprese italiane di tutti i settori, food, vino, moda, design, cosmetica, gioielleria, tecnologia, servizi. Una struttura che in Cina apre negozi, vende i prodotti del network e offre opportunità di business e investimenti condivisi con imprese cinesi. “E' come un condominio - scherza Pivetti - ogni azienda ha il suo modello, noi diamo il necessario per le vendite e presentiamo i potenziali partner”. Come nasce la terza vita di Irene? “Da anni - dice - mi rifiuto di pensare che la Cina sia solo fonte di problemi e di concorrenza con prodotti a basso costo piuttosto che un immenso mercato e un grande, possibile partner commerciale: ho scoperto un paese moderno, con un'eccellente produzione interna, gente evoluta, pragmatica”. Dopo i primi viaggi, ha cominciato a strutturare questa piattaforma di servizi con l'aiuto di alcuni imprenditori e con investimenti esclusivamente privati. “Dalle istituzioni pubbliche - sottolinea - ho avuto supporto morale (ringrazio per questo) ma nessuno strumento operativo e neanche un euro”. Come si sa l'unione fa la forza e dopo 30 missioni in Cina, “Only Italia” è presente in 12 città, da Pechino a Tientsin fino a Shangai: “Io personalmente - aggiunge - sono consigliere economico della città di Huai'an, oltre che presidente e consulente di alcune associazioni e fondazioni italo-cinesi”. Com'è il business in Cina? “A me i cinesi piacciono: hanno un approccio ruvido che tirano fuori subito. Questo permette una grande franchezza: se hai qualcosa da proporre, i rapporti migliorano presto e possono diventare costanti”. In occidente filtrano notizie di condizioni di lavoro estremamente dure. “E' vero ma stanno lentamente adottando un modello più umano, venendo da situazioni molto pesanti. Un grande passo lo stanno facendo sull'inquinamento: da paese più inquinato e basta, la Cina è diventato un paese inquinato che bonifica più di chiunque, investendo nelle tecnologie verdi, dando licenze solo alle imprese a impatto zero e chiudendone molte altre. Il secondo passo lo dovranno fare sulla sicurezza del lavoro: questo è anche il mio grande sogno”. C'è stata la repressione degli studenti di Hong Kong, in piazza per elezioni democratiche. “La libertà politica non è ancora paragonabile con la libertà economica, che ormai è totale. Hanno le loro dinamiche, in occidente è un'altra cosa, è chiaro: i parametri cinesi sono diversi dai nostri. Il loro capitalismo è a socio unico, il partito. Ma il consenso, parliamo di un miliardo e mezzo di persone, è generalmente alto: il livello medio di vita è sempre più soddisfacente, in particolare nei grandi centri urbani, e le aspettative di crescita sempre altissime, malgrado una relativa frenata negli ultimi mesi. Anche chi passa la giornata ramazzando il marciapiede del treno ad alta velocità se che, domani, potrà vivere meglio e i suoi figli staranno senz'altro meglio”. “Dobbiamo conoscere meglio la realtà cinese - insiste Pivetti - non bastano i negozi dei grandi marchi italiani, che peraltro ho visto quasi sempre vuoti, bisogna imparare a lavorare di più sul posto”. Pivetti parla senza difficoltà dei suoi cambiamenti di vita, in Italia non così frequenti come negli Stati Uniti, in particolare per una donna. “Tutto ciò che ho fatto prima, mi è risultato estremamente prezioso. Sono riuscita a mettere in piedi una rete di imprese attive in Cina e non una semplice azienda perché continuo a pensare che bisogna fare le cose anche per gli altri. Pure la tv popolare, dove impari a parlare in modo semplice anche di cose complicate, mi è servita molto: in Cina non posso essere che chiara e lineare”. [email protected]