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Ecco i rimedi possibili contro le mafie

Michele Cucuzza
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Qualche settimana fa avevamo ragionato sul radicarsi, anche in Umbria, di 'locali' (nuclei operativi) emanazione della 'ndrangheta calabrese: 'dove c'è odore di denaro', aveva confermato Enzo Ciconte, esperto di dinamiche delle associazioni mafiose, 'le 'ndrine si infiltrano, come è già capitato in Lombardia e Emilia-Romagna'. Oggi siamo in grado di aggiornare la 'mappa' dei tentativi di penetrazione del crimine nella regione secondo la ricostruzione che ne fanno le forze di polizia. Il dato più significativo sembrerebbe la 'saldatura' dei gruppi delinquenziali locali con elementi mafiosi non solo di origine calabrese ma anche campana e con sodalizi criminali extracomunitari (albanesi e afro-asiatici). Nuove strutture organizzate, solide, in grado di dedicarsi al riciclaggio del denaro attraverso investimenti nel settore edile, in alberghi e ristoranti ma anche nell'acquisto di locali notturni. In particolare, nella provincia perugina risulta preponderante l'attività criminosa di maghrebini e nigeriani specializzati nel traffico di stupefacenti. Non a caso l'area del capoluogo della regione è ai primi posti delle statistiche nazionali sia per il consumo di droga sia per gli arresti operati dagli agenti sul campo. Il denaro proveniente dal traffico di droga diventa spesso una fonte di liquidità 'malata', alternativa alle banche per imprenditori in difficoltà: sottovalutando questo dato, c'è il rischio di trovarsi la mafia al comando della propria azienda. L'origine di questa sorta di 'colonizzazione' malavitosa e della nascita di formazioni 'miste' della criminalità organizzata in Umbria è valutata con attenzione, tra le forze di contrasto, da uno dei sindacati degli agenti di polizia, il Silp Cgil: “l'insediamento e il radicamento di nuclei familiari soprattutto di origine calabrese e campana”, afferma il segretario generale Daniele Tissone “si spiegano con l'assenza di una forte criminalità locale, la posizione centrale della regione nel territorio nazionale, la presenza di ottime vie di comunicazione e la vulnerabilità cui sono ultimamente esposte le tante piccole aziende umbre, a causa della diminuzione della domanda e la persistente crisi di liquidità”. A far indirettamente da 'calamita' anche le case di reclusione ad alta sicurezza di Spoleto e Terni, che determinano lo stabilizzarsi dei parenti dei detenuti in regime di carcere duro, compresi quelli condannati per gravi reati collegati all'associazione mafiosa. Tra gli stranieri maggiormente integrati in questa peculiare 'saldatura' con le componenti autoctone della criminalità organizzata, spiccano - oltre ai maghrebini e nigeriani - ognuno con la sua 'specializzazione' criminale gruppi di origine romena (dediti, tra l'altro, alle rapine nelle abitazioni e alle frodi informatiche)e di nazionalità cinese (si distinguono nello sfruttamento dell'immigrazione e della manodopera clandestina di connazionali). Particolarmente aggressiva la componente albanese (che fa da intermediaria nelle rotte illegali, prima fra tutte quella balcanica, ed è attiva nell'usura e nella tratta di giovani donne dell'est europeo, destinate alla prostituzione). Tutta la criminalità straniera sembra infine distinguersi nell'operatività in caso di reati su commissione (dai furti al commercio di stupefacenti). Caso a parte chi compie reati nella componente turca di etnia curda (organizzano l'ingresso irregolare di connazionali clandestini, in particolare quelli destinati alla manodopera nei ristoranti kebab). “Non dimentichiamo - aggiunge Tissone - che molto spesso la criminalità organizzata sfrutta e utilizza i minori per compiere reati. L'attrazione per il facile guadagno è forte, il nostro sistema giuridico è molto blando in questi caso dolorosi e drammatici”. Secondo il segretario generale di Silp Cgil, in Umbria come in tutta Italia i rimedi sono possibili (nuove norme, specializzazione e capillare distribuzione sul territorio degli agenti) . Vanno resi operativi. [email protected]