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La sicurezza non si ottiene con i proclami

Michele Cucuzza
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“Gli europei sono incapaci di pensare alla loro sicurezza innanzi tutto perché ormai sono incapaci di pensare alla guerra”: colpiscono come pietre le parole, sul Corriere della Sera di lunedì, di uno storico e giornalista stimato come Ernesto Galli Della Loggia, nette e chiare in questi giorni di ansia dopo gli spietati delitti del terrorista jihadista a Copenaghen, le sanguinose minacce lanciate all'Italia dall'Is, tra i protagonisti in Libia di una confusa guerra civile combattuta da decine di milizie: tutto ciò mentre il futuro dell'Ucraina rimane incerto, per il cedere progressivo della fragile tregua tra filorussi e nazionalisti. Parole severe, dunque, nei confronti di noi europei che da settant'anni ripugniamo la guerra e ricordiamo quella mondiale di un secolo fa giusto perché ci è costata un enorme numero di morti”. Noi che - è il rimprovero - in nome di princìpi quali la giustizia, la libertà, l'eguaglianza, il diritto, ma soprattutto la pace siamo ormai disposti al compromesso sempre e comunque, cioè quasi sempre alla resa. All'origine “la paura che la guerra possa resuscitare come d'incanto i demoni che affollano il nostro passato così poco democratico”. Guarda caso, si sottolinea, il paese più pacifista è diventato la Germania. Come uno schiaffo la conclusione: “il nostro amore per la pace assomiglia molto a un rimorso divenuto cattiva coscienza”. Ha davvero ragione Galli Della Loggia? Perché non trarre lezione dal passato, quello terribile del “secolo breve”? Perché mai i padri della Costituzione, all'art. 11, hanno sancito che l'Italia “ripudia la guerra…come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”? E' stata solo attitudine al compromesso quella manifestata da Spinelli, Schuman, Adenauer e dagli altri ispiratori dell'unità europea, animati anzitutto dal desiderio di impedire nuove guerre in Europa,in particolare tra Francia e Germania, dopo le sofferenze e gli orrori di due conflitti globali a distanza di soli 20 anni? Come considerare le parole di Einstein, con le sue sferzanti, disperate conclusioni: “la guerra è una cosa spregevole, mi vergogno di appartenere alla putrida razza umana”? Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti. Ma davvero oggi dobbiamo pensare seriamente alla guerra se vogliamo preoccuparci della nostra sicurezza, dato che “presto la minaccia arriverà in Italia”, come avverte il leader libico Al Thani? Guerra in Europa, forse, dove colpiscono i terroristi? Già, ma dichiarata a chi? Come colpire prima che colpisca noi, lo psicopatico di turno, da tre generazioni cittadino ieri francese oggi danese domani magari italiano, l'europeo che si arma e spara vigliaccamente sulla gente eccitato da video postati su internet in cui vede sadici sgozzare inermi prigionieri in tuta arancione, colpevoli di essere giornalisti, volontari, cristiani copti? Li chiamiamo “lupi solitari” perché non fanno nemmeno parte di gruppi organizzati, sono dei fuori di testa che proclamano un Islam sanguinario di cui hanno sentito parlare da “John il jihadista” dietro lo schermo di un telefonino. E forse non sanno neanche che chi li ispira vorrebbe (questi sì) la guerra in Europa, ma guerra civile: contro tutti i musulmani, moderati e non, da parte di noi autoctoni stufi di subire questo stillicidio di sangue (andate tutti al diavolo!). Giusto condannare ogni cattiva coscienza, come ci viene rimproverato. Ma con grande lucidità, come ai tempi del terrorismo nostrano (periodo tragico che Galli Della Loggia ha brillantemente approfondito), rafforzando la sicurezza senza stravolgere le regole democratiche e il nostro stile di vita, senza cadere nella trappola della guerra civile anche solo verbale. Quanto alla in Libia, l'Onu, come anticipato da Europa e Usai si è pronunciata per una soluzione politica e non militare: la sicurezza non può coincidere con missioni avventuriste né con proclami emotivi, questi sì di infausta memoria. [email protected]