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La natura trasformata in un flagello

Michele Cucuzza
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Scoppiano i tuoni, forse ci siamo, ci domandiamo, aggrappandoci alle finestre. Che ore surreali, chiusi in casa davanti alla tv che ha dato l'allerta, a controllare il cielo, che non sia troppo livido e le strade non troppo coperte dall'acqua. A Roma si aspetta, scuole e Colosseo blindati, “un evento senza precedenti”. Intanto, a Carrara i guai sono già arrivati, purtroppo: il Carrione ha sfondato gli argini (appena rifatti), la gente è salita sui tetti: 450 gli sfollati, 1600 le case danneggiate. Allagamenti e senza casa anche in Liguria, di nuovo. Meglio non uscire se non indispensabile ha raccomandato il prefetto della capitale: a Roma nord la pioggia si è fatta più intensa. Tante volte sorpresi e scioccati da bombe d'acqua, alluvioni e frane, adesso siamo noi in attesa del fenomeno: ansiosi come, un tempo, chi viveva nelle campagne. Chi l'avrebbe detto? Per anni avevamo pensato che la nostra natura fossero auto, tv, computer, telefoni. Come sarà a nord? Per curiosità e desiderio di compagnia, ecco la voce carica di Mario Dentone, saggista e scrittore di Moneglia, bellissima nella sua baia nella Riviera di Levante. Quasi per coincidenza, il suo nuovo romanzo l'ha intitolato “Il signore delle burrasche” (Mursia), ma i fenomeni di adesso non c'entrano: è la conclusione di una suggestiva trilogia, una grande epopea di avventure su quel mare che Dentone ha davanti agli occhi, percorso da sempre dai suoi concittadini e dagli avi pescatori che portava, ai tempi delle imbarcazioni a vela, dritto fino al terribile Capo Horn, epicentro di tempeste in fondo all'America del sud. “E' la rapallizzazione che spiega tutto, un neologismo nato dall'evidenza”, racconta. “Negli anni ‘60-70, Rapallo, ridente sul mar Ligure tra Santa Margherita e Portofino, è diventata una città di cemento. La campagna è stata inghiottita da seconde case, ville, strade asfaltate: non c'è più la terra che possa assorbire la pioggia. Non lontano, a Lavagna, per sei mesi, nel '76, la ferrovia è rimasta sospesa sulla scogliera: a forza di stringere sponde e riviere, di costruire dighe e porti turistici, prima o poi il mare reclama il suo spazio”. Negli anni però il clima è cambiato, si è tropicalizzato. “Certo: emissioni, effetto serra. Noi non abbiamo fatto niente per adeguarci”, replica Dentone. “Vedi Genova : via XX settembre attraversa la città. Sotto, coperto dal cemento, scorre l'ormai famoso fiume Bisagno: un alveo di 100 metri costretto in un imbuto di 30. Quando sono più forti le piogge che scendono dalla collina, scoppia tutto: da 20 anni si progetta di intubare l'acqua deviandola verso il mare, ma - come si sa - i lavori sono stati sospesi per i ricorsi al TAR delle ditte che hanno perso l'appalto”. Coincidenza: a Massa, lo dice il sindaco, il Carrione esonda due volte l'anno. Mentre parliamo, intanto, a Roma vanno fuori servizio alcune stazioni della metro, l'allerta piogge ora è viola, il massimo: sulla Colombo ci sono allagamenti, macchine bloccate dalla piena. “Anche a Moneglia c'è l'allerta”, conferma Dentone, “ le scuole sono chiuse da 3 giorni, ma pioviggina soltanto. Mi viene in mente un proverbio genovese, che traduco: 'chiudono la stalla quando il porco è già scappato'. Danno l'allerta dopo che i guai più seri sono già capitati. E se purtroppo ci sono anche vittime, scatta lo scaricabarile, nessuno si prende le sue responsabilità. Ma per dirne una, dopo l'alluvione del 2011 con i morti alle Cinque Terre non mi risulta che abbiano fatto qualcosa. La gente si è stufata. Eppure tutto era chiaro almeno cento anni fa, quando Camillo Sbarbaro raccontava così la sua Liguria: “Scarsa lingua di terra che orla il mare/chiude la schiena arida dei monti;/ scavata da improvvisi fiumi… combattuta dai venti che ti recano dal largo/l'alghe e le procelllarie”. Un secolo dopo siamo in queste condizioni” sorride amaro Dentone. “Intanto, a Roma, tra un allagamento e l'altro, si scruta il cielo. Occupiamoci degli sfollati del Carrione”. [email protected]